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- Roma - Venerdì 25 Settembre 2026, 20:30
Antognoni, il Mondiale vinto e la finale mancata: «Quella ferita è rimasta»
Il campione del 1982 racconta ad “Amore Giallorosso” l’infortunio contro la Polonia, lo scudetto sfiorato con la Fiorentina e il trasferimento alla Roma che non si concretizzò.
di Redazione
Il pallone che Giancarlo Antognoni avrebbe voluto inseguire più di ogni altro è quello della finale del Mondiale 1982. L’Italia la vinse, ma lui dovette guardarla da fuori: un infortunio nella semifinale contro la Polonia gli impedì di scendere in campo nell’ultima partita del torneo. A distanza di anni, il dispiacere affiora ancora nel racconto affidato alla trasmissione Amore Giallorosso, condotta da Francesco Goccia e Marianna Monello su T9.
Antognoni torna con la memoria ai giorni che precedettero quella semifinale. Contro il Brasile si era visto annullare un gol; nella partita successiva entrò in campo deciso a segnare. Su un pallone da attaccare non esitò, ma nello scontro con un avversario si infortunò. «Le altre le ho giocate tutte, però poi la finale è la finale», osserva. Il titolo mondiale resta un traguardo condiviso con i compagni; l’assenza da quella partita, una delusione personale che il tempo non ha cancellato.
Il 1982 gli lasciò anche un altro rimpianto: lo scudetto sfiorato con la Fiorentina. Alla domanda su quale delle due delusioni fosse stata più difficile da accettare, Antognoni sorprende: in quel momento, dice, avrebbe forse desiderato ancora di più vincere il campionato con la squadra a cui aveva legato la propria carriera. Il Mondiale, alla fine, l’Italia lo conquistò. Lo scudetto viola rimase invece a un passo.
Nell’intervista emerge anche un incrocio mancato con la Roma. Antognoni racconta che nel 1980 Nils Liedholm, l’allenatore che lo aveva fatto esordire alla Fiorentina, avrebbe voluto portarlo nella squadra del presidente Dino Viola. La possibilità fu concreta, ricorda, ma scelse di restare a Firenze. Di quella Roma conserva l’ammirazione per il gruppo che avrebbe poi vinto il campionato nella stagione 1982-83.
Parlando del calcio di oggi, l’ex numero 10 si sofferma sulla difficoltà di ritrovare giocatori con il suo ruolo e sulla necessità di dare spazio ai giovani. La tattica e la forza fisica, osserva, hanno cambiato il modo di interpretare il gioco. La sua indicazione guarda però al futuro: riconoscere il talento, dargli fiducia e lasciare ancora posto alla fantasia.
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