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- Roma - Martedì 22 Settembre 2026, 15:35
Assemblea generale Onu: Guterres invoca la de-escalation in Medio Oriente, la Francia prepara una risoluzione per Hormuz
Tensioni in Mar Rosso e dossier migratorio al centro dei vertici a New York. Il G7 intima agli Houthi il fermo delle aggressioni navali, mentre Erdogan rilancia la riforma del Consiglio di Sicurezza.
Si aprono a New York i lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, occasione per la quale il Segretario Generale António Guterres ha sollecitato la comunità internazionale a "sfruttare la settimana per la de-escalation in Medio Oriente". Il vertice rappresenta il fulcro di un'intensa attività diplomatica incentrata sui principali teatri di crisi internazionali, a partire dalla sicurezza delle rotte marittime globali.
A margine dei lavori, i ministri degli Affari esteri del G7 hanno diffuso una nota congiunta per chiedere che gli Houthi nello Yemen debbano "cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi" contro il traffico mercantile.
"Le loro azioni riprovevoli costituiscono una pericolosa spirale di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di creare instabilità economica su scala mondiale", hanno rimarcato i diplomatici, sottolineando "l'assoluta necessità di garantire la sicurezza marittima permanente".
Sulla stessa linea l'Alto rappresentante dell'Unione Europea per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, la quale ha richiamato l'attenzione sulle carenze operative della missione comunitaria: "Per quanto riguarda il Medio Oriente, abbiamo sollevato il tema del deterioramento della situazione nel Mar Rosso, che sta già avendo ripercussioni sugli interessi europei. L'operazione europea Aspides sta fornendo un contributo fondamentale alla sicurezza nella regione e, più in generale, alla sicurezza della navigazione commerciale globale. Tuttavia, ha bisogno di ulteriori assetti navali e aerei per far fronte all'aumento delle minacce nella regione".
Kallas ha poi precisato: "Quando Aspides è stata istituita, era stato indicato che fossero necessarie almeno dieci navi. La situazione, a mio avviso, è ancora più grave oggi, visto l'aumento degli attacchi. Inoltre, lo Stretto di Hormuz è chiuso, e si tratta di una via d'acqua vitale per il commercio. Direi quindi che ne servirebbero più di dieci, ma al momento non ne disponiamo di un numero sufficiente".
Contestualmente, Parigi si sta attivando sul piano giuridico istituzionale: fonti diplomatiche confermano che "la Francia intende collaborare con gli americani e i propri partner a una risoluzione del Consiglio di sicurezza che garantisca la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz".
A Palazzo di Vetro prosegue inoltre l'attività di relazione per la crisi ucraina. Volodymyr Zelensky ha incontrato il presidente francese Emmanuel Macron per fare il punto sui rifornimenti e sulle infrastrutture. "Continuiamo a lavorare sulla possibilità di produrre in Ucraina tali sistemi di difesa aerea e i relativi missili, così come sul programma antibalistico Freja, che abbiamo sviluppato congiuntamente con i nostri partner. Prevediamo di ottenere i primi risultati quest'anno. Ci stiamo impegnando al massimo per rafforzare la protezione del nostro popolo", ha sottolineato Zelensky sul proprio canale Telegram.
Nell'agenda del presidente ucraino è stato inserito anche un bilaterale con Donald Trump, previsto a margine del fitto programma di impegni del presidente statunitense, che include interventi in aula e colloqui multilaterali con i vertici europei e del Golfo.
Sul fronte dell'architettura istituzionale dell'Onu si registra la presa di posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che attraverso un intervento editorialistico ha sollecitato il superamento delle attuali prerogative dei membri permanenti: "È essenziale che la necessità di una riforma si trasformi in una roadmap", proponendo "l'abolizione del privilegio del veto" e caldeggiando una rotazione delle seggi affidata all'Assemblea generale per far sì che nessun Paese possa paralizzare la volontà internazionale.
A margine dell'asssemblea si è svolto infine il vertice tra il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares e l'omologo marocchino Nasser Bourita per gestire le criticità del valico di Ceuta. "Il rimpatrio dei migranti irregolari che si trovano ancora a Ceuta sarà una parte importante della nostra conversazione", ha dichiarato Albares, confermando l'innalzamento dei controlli in vista delle concomitanti tornate elettorali e ribadendo il messaggio congiunto inviato ai flussi di passaggio: "Entrare a Ceuta e Melilla irregolarmente non dà accesso all'Europa né permette di rimanere in maniera indefinita", invitando i richiedenti a "non rischiare il loro denaro, il loro futuro e in molte occasioni, la loro vita".
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