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  • Roma - Martedì 22 Settembre 2026, 12:25

Assemblea Generale ONU, vertici e tensioni a New York: bilaterale Trump-Zelensky e focus sulla crisi del Mar Rosso

Il presidente ucraino incontra Macron sul programma Freja. Il G7 e l'UE chiedono lo stop agli attacchi Houthi, mentre la Francia lavora a una risoluzione per Hormuz. Erdogan propone di abolire il veto al Consiglio di Sicurezza.

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L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York si conferma il fulcro della diplomazia globale, attraversato dai principali dossier di crisi che vanno dal conflitto in Ucraina alle tensioni geopolitiche e migratorie nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

A margine dei lavori al Palazzo di Vetro, l'agenda vede in primo piano la fitta rete di incontri del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Oltre al bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron — incentrato sulla sicurezza e sul pacchetto di aiuti invernali —, Zelensky ha fatto il punto sulle intese militari: "Continuiamo a lavorare sulla possibilità di produrre in Ucraina tali sistemi di difesa aerea e i relativi missili, così come sul programma antibalistico Freja, che abbiamo sviluppato congiuntamente con i nostri partner. Prevediamo di ottenere i primi risultati quest'anno. Ci stiamo impegnando al massimo per rafforzare la protezione del nostro popolo", ha sottolineato il leader ucraino su Telegram.

In programma c'è anche il bilaterale tra Zelensky e il presidente statunitense Donald Trump, all'interno di un'agenda fitta di impegni per la Casa Bianca che prevede interventi all'Assemblea, incontri con i premier di Danimarca, Groenlandia, Regno Unito e Giappone, oltre a un confronto con il Consiglio di cooperazione del Golfo.

Sul fronte mediorientale e della sicurezza marittima, i ministri degli Esteri del G7 hanno diffuso una dichiarazione congiunta per chiedere che gli Houthi nello Yemen debbano "cessare immediatamente tutte le loro azioni militari, minacce e attacchi" contro il trasporto marittimo. "Le loro azioni riprovevoli costituiscono una pericolosa spirale di escalation che rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto, di compromettere il commercio internazionale e di creare instabilità economica su scala mondiale", hanno aggiunto i diplomatici del G7, ribadendo "l'assoluta necessità di garantire la sicurezza marittima permanente". In questo contesto, la Francia lavora in stretto raccordo con gli americani a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Un'esigenza confermata dall'Alto rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri, Kaja Kallas: "Per quanto riguarda il Medio Oriente, abbiamo sollevato il tema del deterioramento della situazione nel Mar Rosso, che sta già avendo ripercussioni sugli interessi europei. L'operazione europea Aspides sta fornendo un contributo fondamentale alla sicurezza nella regione e, più in generale, alla sicurezza della navigazione commerciale globale. Tuttavia, ha bisogno di ulteriori assetti navali e aerei per far fronte all'aumento delle minacce nella regione".

Kallas ha poi evidenziato le criticità della missione: "Quando Aspides è stata istituita, era stato indicato che fossero necessarie almeno dieci navi. La situazione, a mio avviso, è ancora più grave oggi, visto l'aumento degli attacchi. Inoltre, lo Stretto di Hormuz è chiuso, e si tratta di una via d'acqua vitale per il commercio. Direi quindi che ne servirebbero più di dieci, ma al momento non ne disponiamo di un numero sufficiente".

Nel dibattito sulle riforme dell'Onu si inserisce la presa di posizione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha proposto l'abolizione del diritto di veto per i membri permanenti. "È essenziale che la necessità di una riforma si trasformi in una roadmap", ha scritto Erdogan su Bloomberg, aggiungendo che "al centro di questa roadmap ci dovrebbe essere l'abolizione del privilegio del veto", rilanciando lo slogan "il mondo è più grande di cinque" e chiedendo un ruolo più incisivo per l'Assemblea Generale.

Infine, sul versante della gestione migratoria, il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares incontra il collega marocchino Nasser Bourita per definire i rimpatri da Ceuta. "Il rimpatrio dei migranti irregolari che si trovano ancora a Ceuta sarà una parte importante della nostra conversazione", ha spiegato Albares, confermando l'allerta per possibili nuovi tentativi d'ingresso e rinnovando l'appello a "non rischiare il loro denaro, il loro futuro e in molte occasioni, la loro vita", ricordando che "entrare a Ceuta e Melilla irregolarmente non dà accesso all'Europa né permette di rimanere in maniera indefinita".

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