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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Giovedì 24 Settembre 2026, 11:30

Assia Penta, l’amore si impara anche a scuola: «Ai ragazzi dirò che amare non significa possedere»

La scrittrice porta l’educazione sentimentale tra i banchi delle elementari e delle medie, mentre si prepara all’uscita con Mondadori di Amarsi dopo il caos. Un viaggio tra emozioni, rispetto, gelosia, social e autostima per aiutare i più giovani a riconoscere i sentimenti senza perdere sé stessi.

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Prima ancora dell’amore vengono le parole per raccontarlo. E prima delle relazioni ci sono emozioni che bambini e adolescenti devono imparare a riconoscere, nominare e condividere. È da questa convinzione che parte la nuova sfida di Assia Penta(NELLE FOTO), scrittrice che ha scelto di portare fuori dalle pagine dei suoi libri un tema che attraversa da tempo la sua narrativa: imparare a volersi bene senza trasformare l’affetto in controllo, dipendenza o possesso.

Il prossimo capitolo della sua storia non avrà soltanto una copertina. Avrà banchi, lavagne e soprattutto gli occhi e le domande degli studenti.

Penta si prepara infatti a entrare nelle scuole elementari e medie con un progetto dedicato all’educazione sentimentale, costruito intorno a parole apparentemente semplici ma decisive nella crescita: emozione, amicizia, empatia, rispetto, rabbia, paura, autostima.

Un percorso che arriva mentre la scrittrice attende la pubblicazione con Mondadori del nuovo libro Amarsi dopo il caos, titolo che già contiene una dichiarazione d’intenti: raccontare la possibilità di ritrovare sé stessi dopo una relazione difficile, una delusione o una stagione della vita capace di lasciare ferite.

Ma nelle aule il punto di partenza sarà ancora precedente.

«Credo che parlare di sentimenti non sia mai troppo presto», spiega Penta, sottolineando naturalmente la necessità di utilizzare linguaggi differenti a seconda dell’età. Con i bambini più piccoli il lavoro partirà dal riconoscimento delle emozioni e dalla capacità di esprimerle; con gli adolescenti il confronto potrà spingersi verso territori più complessi: innamoramento, gelosia, possessività, pressione del gruppo e rapporto con i social.

Ed è forse proprio qui che la letteratura incontra la vita quotidiana.

Perché una notifica attesa ossessivamente, la richiesta di una password, il bisogno di sapere continuamente dove si trovi l’altra persona o la gelosia scambiata per dimostrazione d'amore possono diventare, soprattutto nell'adolescenza, comportamenti difficili da decifrare.

Assia Penta preferisce parlare di “amori caotici” piuttosto che fermarsi alla definizione, ormai diffusissima, di “amori tossici”.

Una scelta non soltanto lessicale. Dietro c’è il tentativo di raccontare la zona grigia nella quale una relazione può progressivamente trasformarsi, fino a rendere accettabili comportamenti che non dovrebbero esserlo.

«Il controllo, la gelosia esasperata, la manipolazione non sono prove d’amore», osserva la scrittrice.

È probabilmente questo uno dei passaggi più delicati del progetto: insegnare a riconoscere un confine senza pretendere di stabilire come un ragazzo debba vivere i propri sentimenti.

La scuola, nella visione di Penta, non deve sostituirsi alla famiglia. Al contrario, i due mondi devono procedere insieme. L’aula può diventare però uno spazio nel quale fare domande, confrontarsi e acquisire strumenti per comprendere ciò che si prova.

E c'è una parola che attraversa tutto il progetto: rispetto.

Rispetto dell’altro, certamente. Ma anche di sé stessi.

Perché educare ai sentimenti significa anche insegnare che si può dire “no”, che chiedere aiuto non rappresenta una debolezza e che nessuno dovrebbe essere costretto a cancellare una parte della propria identità per sentirsi accettato o amato.

È un messaggio che assume un significato particolare nell’età in cui si costruiscono le prime relazioni e il giudizio degli altri può apparire enorme, quasi definitivo.

La scrittura, del resto, ha già portato Penta a esplorare fragilità, rapporti complessi e persone finite dentro meccanismi emotivi difficili da governare. Ora cambia la prospettiva: non più soltanto raccontare quello che accade quando una relazione diventa dolorosa, ma provare a parlare ai ragazzi prima, quando consapevolezza e prevenzione possono ancora fare la differenza.

Anche Amarsi dopo il caos nasce da questo territorio emotivo.

Il “caos” evocato dal titolo non è necessariamente soltanto una storia d’amore finita male. Può essere una ferita, una delusione, un periodo nel quale si perde il proprio centro. Il punto di arrivo, invece, è la possibilità di ricominciare da sé.

L’uscita con Mondadori rappresenta per la scrittrice un passaggio importante, accompagnato – racconta – da emozione e responsabilità. Ma quasi contemporaneamente alle librerie si apriranno per lei le porte delle classi.

E lì non ci saranno personaggi dietro i quali nascondersi.

Ci saranno bambini e ragazzi con esperienze, paure, curiosità e domande vere. Un pubblico probabilmente più imprevedibile di qualsiasi lettore e proprio per questo prezioso.

In fondo, il filo che lega il nuovo libro alle scuole è sottile ma chiarissimo: l’amore non dovrebbe chiedere a nessuno di rinunciare a ciò che è.

Assia Penta lo sintetizza in poche parole: «Imparare ad amare senza perdere sé stessi».

Forse l’educazione sentimentale comincia proprio da qui. Non dalla pretesa di spiegare ai giovani come si ama, ma dalla possibilità di offrire loro gli strumenti per capire quando un sentimento fa crescere e quando, invece, rischia di togliere spazio, libertà e voce.

Perché prima di imparare ad amare qualcuno, c’è una lezione ancora più difficile: imparare ad ascoltare e rispettare sé stessi.  (Lorena Fantauzzi)

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