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  • Roma - Venerdì 12 Giugno 2026

Bankitalia: per il 2026-27 Pil debole, inflazione in risalita al 3,1%

L'istituto di vigilanza rivede al ribasso le stime di crescita a causa dei rincari energetici e dei forti rischi geopolitici legati alla crisi in Medio Oriente.

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L'andamento dell'apparato produttivo nazionale si prepara a una fase di marcata decelerazione, condizionata dalle tensioni internazionali e dal nuovo shock sulle materie prime.

All'interno dell'ultimo aggiornamento programmatico elaborato in sinergia con i parametri dell'Eurosistema, la Banca d'Italia ha delineato un quadro macroeconomico caratterizzato da una traiettoria di sviluppo decisamente contenuta e da una riaccensione della dinamica dei prezzi al consumo per l'anno in corso.

Le stime fornite dagli analisti di Palazzo Koch indicano che l'espansione della ricchezza nazionale si attesterà su una variazione positiva dello 0,5% nei prossimi mesi, per poi frenare ulteriormente allo 0,4% l'anno successivo e mostrare un parziale recupero dello 0,9% soltanto nel termine del triennio.

Sulle performance complessive del sistema Paese incidono in modo determinante la contrazione dei consumi interni, penalizzati dai rinnovati costi delle forniture elettriche e termiche, e il clima di forte instabilità internazionale. Gli esperti vaticinano una flessione nella spesa dei nuclei familiari soprattutto nella seconda parte dell'anno, mentre il comparto degli investimenti aziendali subirà il freno dell'alto costo del denaro, trovando un parziale elemento di compensazione esclusivamente nei progetti legati alla transizione tecnologica ed ecologica finanziati dai fondi europei del Pnrr.

Sul versante dei prezzi, l'indice armonizzato è destinato a subire una spinta verso l'alto, portandosi a una media annuale del 3,1% rispetto al ben più contenuto 1,6% registrato nel periodo precedente. La fiammata inflazionistica, legata principalmente alle quotazioni del barile di petrolio Brent stimato a oltre 96 dollari e del gas naturale oltre i 45 euro per megawattora, dovrebbe poi rientrare verso la soglia del 2% nei dodici mesi successivi.

La componente di fondo, calcolata al netto delle voci più volatili come i beni energetici e gli alimentari freschi, manterrà invece una stabilità lineare intorno al due percento lungo tutto l'arco temporale preso in esame.

Le incognite geopolitiche connesse al quadrante mediorientale rappresentano la principale variabile in grado di scardinare l'ipotesi di base dell'istituto. Proprio per questa ragione, gli uffici di via Nazionale hanno affiancato alle proiezioni ordinarie tre simulazioni alternative. Nel peggiore dei contesti ipotizzati, caratterizzato da un raddoppio dei costi del gas e da un balzo del greggio superiore al 60%, l'economia italiana subirebbe una drastica frenata, con perdite cumulate sul Pil vicine ai due punti percentuali e un contestuale inasprimento dell'inflazione di quasi due punti aggiuntivi, mentre lo scenario intermedio o quello più ottimistico prevedono fluttuazioni molto più contenute ed una graduale stabilizzazione dei mercati entro la metà del prossimo anno.

Infine, le ripercussioni di questo rallentamento strutturale si faranno sentire in modo evidente sul fronte occupazionale. La creazione di nuovi posti di lavoro subirà una vistosa battuta d'arresto, registrando incrementi minimali dello 0,2% per i prossimi due anni prima di una leggera ripresa nel periodo successivo. Il tasso che misura la mancanza di impiego subirà una flessione formale posizionandosi al 5,4%, un dato condizionato non tanto da una reale vitalità delle assunzioni quanto da una progressiva riduzione della platea di cittadini attivi nella ricerca di un'occupazione sul mercato.

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