
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 3 Agosto 2026, 13:10
Cina: boom IA e crisi industria tradizionale, il Pcc allarmato da un'economia a due velocità
L'analisi della rivista ideologica Qiushi: "Discrepanza tra Pil e percezione delle famiglie. L'intelligenza artificiale accelera il divario tra chi vince e chi perde".
La corsa travolgente dell’infrastruttura tecnologica in Cina rischia di spaccare a metà il tessuto produttivo del Paese. A lanciare l'allarme è Qiushi, la rivista teorica del Partito Comunista Cinese, che in una dettagliata analisi economica ha evidenziato come il boom dell’intelligenza artificiale stia alimentando una profonda discrasia tra la solidità dei dati macroeconomici e la "temperatura percepita" da cittadini e imprese tradizionali.
Se infatti il Prodotto interno lordo del primo semestre è cresciuto del 4,7%, in linea con i target del governo di Pechino, l'espansione dei settori ad alta tecnologia non si sta traducendo in un automatico incremento dei redditi e dell'occupazione per la maggioranza della popolazione. La divergenza emerge con chiarezza dai profitti industriali nei primi sei mesi dell'anno: a fronte di un aumento complessivo del 18,7%, il comparto elettronico — trainato dalla domanda di semiconduttori, server e capacità di calcolo per l'Ia — ha messo a segno un balzo del 96,9%, generando quasi la metà dell'incremento totale degli utili nazionali.
Al contrario, settori chiave della manifattura tradizionale come la meccanica generale registrano aumenti risicati (+1,5%), mentre l'agroalimentare e l'automotive accusano flessioni a due cifre. Un divario specchiato anche dagli investimenti: quelli nel tech salgono del 4,6%, mentre la spesa del settore privato crolla dell'8,5% e l'immobiliare affonda del 18%. Secondo il periodico del Pcc, l'Ia sta agendo come un vero e proprio "spartiacque" economico.
I cicli di sviluppo dei grandi modelli linguistici si sono ormai dimezzati rispetto al 2024, consentendo alle aziende strutturate di abbattere i costi e quintuplicare la produttività in tempi record. Di contro, le industrie manifatturiere tradizionali — che rappresentano ancora oltre l'80% dell'apparato produttivo cinese — rischiano di rimanere irrimediabilmente escluse per mancanza di capitali e competenze.
La reazione della leadership politica, arrivata subito dopo la recente riunione del Politburo, punta ad accelerare il piano "IA+" per diffondere le nuove tecnologie anche nelle piccole fabbriche e nei servizi, affiancando al contempo politiche fiscali espansive e aiuti diretti ai redditi per scongiurare una crisi della domanda interna. Per Pechino, la sfida decisiva non sarà più solo vincere la corsa globale all'Ia, ma evitare che la velocità dell'innovazione logori il sistema sociale.
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