
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 24 Settembre 2026, 15:45
Corte Ue su ex Ilva: "Stop agli aiuti energetici per le imprese in difficoltà"
I giudici di Lussemburgo confermano la legittimità del blocco agli incentivi su gas ed elettricità. Spetta al giudice italiano la decisione finale sulle agevolazioni ad Acciaierie d'Italia.
Un'impresa in stato di difficoltà economica non può accedere alle agevolazioni fiscali e contributive riservate alle aziende a forte consumo di elettricità e gas.
Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione Europea pronunciandosi sulle cause che vedono coinvolta Acciaierie d'Italia, l'ex gruppo siderurgico Ilva.
La vicenda trae origine dal diniego opposto nel 2024 dalle autorità italiane, che avevano respinto le istanze della società volti a ottenere i benefici energetici previsti per il 2025 richiamando il ricorso all'amministrazione straordinaria e il formale stato di insolvenza.
Secondo i giudici europei, la sottoposizione a una procedura concorsuale legata all'accertamento dell'insolvenza qualifica di per sé l'azienda come "impresa in difficoltà" ai sensi della disciplina sugli aiuti di Stato, senza possibilità di deroghe.
Nella sentenza viene precisato che le norme europee per la tutela della concorrenza non consentono eccezioni, neppure laddove la procedura concorsuale sia orientata al ripristino della redditività aziendale.
Adoptando le linee guida sui salvataggi e le ristrutturazioni, la Commissione Europea ha infatti limitato il proprio margine discrezionale, sicché concedere strappi alle regole violerebbe i principi comunitari di parità di trattamento e tutela del legittimo affidamento.
La Corte ha inoltre ricordato come la normativa italiana in materia di sgravi per le imprese energivore sia allineata al quadro europeo per il clima e l'ambiente, che esclude in modo esplicito dal perimetro dei sussidi i soggetti in crisi finanziaria.
I giudici hanno infine chiarito che le agevolazioni sui costi energetici non possono essere equiparate agli aiuti di Stato per il salvataggio o la ristrutturazione, trattandosi di strumenti d'intervento con finalità distinte.
La pendenza della controversia passa ora al giudice amministrativo italiano, chiamato a definire il contenzioso recependo l'interpretazione del diritto dell'Unione formulata dal tribunale di Lussemburgo.
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