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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Lunedì 21 Settembre 2026, 14:00

Export agroalimentare italiano, primo semestre 2026 in frenata al +0,5%: crollo negli USA, crescono India e Turchia

I dati Nomisma per Italia del Gusto delineano un quadro a più velocità dopo il +5,1% del 2025. Tiene il mercato europeo, mentre vola il caffè e arretrano olio e vino.

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Dopo le brillanti prestazioni del 2025 chiuse con un incremento del 5,1%, le esportazioni italiane del settore Food & Beverage registrano una decisa decelerazione nei primi sei mesi del 2026, attestandosi su un contenuto +0,5%. Nonostante il rallentamento, l'Italia riesce a mantenersi in territorio positivo, confermandosi tra le poche grandi economie esportatrici in crescita all'interno di un panorama globale caratterizzato da forte polarizzazione tra mercati e categorie merceologiche.

È quanto evidenziano i dati inediti elaborati dall'Osservatorio sui mercati internazionali di Nomisma per Italia del Gusto, presentati in occasione degli IDG Days 2026 svoltisi a Novi Ligure e Gavi. Il report mette in luce una riorganizzazione geografica dei flussi commerciali italiani, che fanno seguito a un 2025 da record chiuso con 59,3 miliardi di euro di merci esportate, valore che colloca l'Italia al sesto posto mondiale dietro Paesi Bassi, Germania, Stati Uniti, Brasile e Francia.

Nei primi sei mesi dell'anno, le vendite all'interno dell'Unione Europea mostrano una tenuta positiva (+1,9%), trainate dalle performance in Germania (+2,5%), Spagna (+2,7%), Polonia (+2,5%) e Francia (+1,9%). Di contro, si registra una pesante contrazione sul mercato degli Stati Uniti, dove l'export italiano subisce una flessione del 10,8%.

A compensare la perdita oltreoceano arrivano i risultati positivi dei mercati emergenti ed extra-europei, guidati dalla Turchia (+19,3%), dall'India (+15%), dall'area Mercosur (+8%) e dalla Corea del Sud (+6,4%).

Sul fronte dei singoli settori, l'andamento appare fortemente disomogeneo. Il comparto del caffè fa segnare l'incremento più marcato in valore (+11,1%), spinto principalmente dall'aumento dei listini, seguito dai prodotti da forno (+2,2%) e dai formaggi (+2%).

In campo negativo si collocano invece l'olio d'oliva, che cede il 21,9%, il cioccolato (-8,3%), il settore vitivinicolo (-6%) e la pasta (-1,1%).

L'analisi dei dati conferma come il connubio tra storia aziendale e legame con il territorio rappresenti un pilastro imprescindibile per l'agroalimentare italiano, sebbene le nuove dinamiche di mercato impongano alle imprese strategie commerciali sempre più mirate per mantenere la competitività sui mercati esteri.

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