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  • Roma - Martedì 15 Settembre 2026, 13:30

Guerra nel Golfo, l'Iran chiude al dialogo con gli Usa. Il Pentagono smentisce Trump: "Carenza di munizioni per le operazioni"

Teheran fissa condizioni rigide per negoziare. Un rapporto dell'Ispettore Generale rivela spese per 33 miliardi e danni rilevanti alle basi e ai velivoli americani.

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Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dell'Iran ha respinto qualsiasi ipotesi di negoziato immediato con gli Stati Uniti per fermare il conflitto nel Golfo.

Attraverso un messaggio social, il segretario Mohsen Rezaei ha definito "segnali contrastanti" le aperture espresse dal presidente Donald Trump sulla piattaforma Truth Social, precisando che non vi sarà alcun colloquio fino a quando Washington non soddisferà le condizioni poste da Teheran: lo stop definitivo alle aggressioni contro l'Iran e i suoi alleati (incluso Hezbollah), la revoca del blocco navale, la cancellazione delle sanzioni economiche, il dispiegamento incondizionato dei beni congelati all'estero e il completo risarcimento dei danni di guerra.

Sul fronte interno americano, un rapporto dell'Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa ha smentito le dichiarazioni della Casa Bianca relative alla disponibilità "illimitata" di risorse belliche. Il documento stima che tra il 28 febbraio e il 30 giugno 2026 l'Operazione Epic Fury contro l'Iran sia costata circa 33,4 miliardi di dollari, di cui 22,3 miliardi destinati unicamente agli armamenti impiegati. Tali volumi di fuoco hanno generato severe carenze nelle scorte strategiche di missili e intercettori, evidenziando strozzature nelle catene industriali di rifornimento che avrebbero frenato nuovi attacchi su larga scala nel corso dell'estate.

Il report del Pentagono, che quantifica in oltre 50.000 i militari statunitensi impiegati nell'area, traccia anche il bilancio dei danni materiali causati dalla rappresaglia iraniana sulle basi Usa dislocate in Medio Oriente: distrutti quattro caccia F-15 e fino a 30 droni MQ-9 Reaper, oltre al danneggiamento di un F-35, di sette aerei cisterna KC-135 e di strutture diplomatiche in quattro Paesi.

La tensione resta elevata anche sul fronte meridionale della regione. La coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita ha reso noto che una serie di attacchi condotti dai ribelli Houthi tramite missili balistici e droni ha colpito le città saudite di Khamis Mushait, Abha e Taif, provocando il ferimento di 13 civili oltre a danni a veicoli e abitazioni.

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