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  • Roma - Mercoledì 22 Luglio 2026

Il ponte invisibile tra Roma e Dakar: quanti sono e cosa fanno gli italiani in Senegal

In Senegal, l'italiano è lingua di casa grazie a una comunità in crescita che unisce espatriati, imprenditori e cooperazione culturale ed economica.

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Il ponte invisibile tra Roma e Dakar: quanti sono e cosa fanno gli italiani in Senegal
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di Lorenzo Pisoni

Tra le onde dell’Atlantico che infrangono le scogliere del quartiere Almadies e le strade sabbiose della Petite Côte, l'italiano è diventato una lingua di casa. In Senegal, considerato il "faro di stabilità" dell'Africa occidentale, vive una delle comunità italiane più dinamiche e in rapida espansione del continente.

Un legame profondo, fatto non solo di espatriati tradizionali, ma di una cooperazione economica, sociale e culturale basata su un doppio binario migratorio e imprenditoriale. I dati ufficiali dell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) indicano che la comunità italiana stabilmente residente si attesta tra le 2.600 e le 3.000 persone. Un numero che però racconta solo una parte della realtà.

Il totale effettivo è decisamente più ampio se si considerano tre fattori chiave: gli espatriati temporanei: tecnici, ingegneri, cooperanti e personale delle agenzie internazionali che vivono nel Paese per periodi compresi tra i sei mesi e i due anni; i flussi stagionali: imprenditori e pensionati che trascorrono in Senegal soltanto i mesi invernali europei; la comunità "di ritorno" (il ponte italo-senegalese): In Italia risiedono oltre 100.000 cittadini senegalesi.

Molti di loro, ottenuta la cittadinanza italiana o accumulato un capitale di competenze, rientrano in patria per avviare imprese. Sulle carte sono cittadini italiani a tutti gli effetti, ma con radici profonde in entrambi i Paesi.

L'impronta italiana in Senegal varia dalla grande diplomazia economica al piccolo commercio di prossimità. Le attività si concentrano principalmente nell'area metropolitana di Dakar e nei poli turistici e agricoli come Mbour, Saly, Thiès e Saint-Louis.

Il Senegal è uno dei Paesi comunitari prioritari per l'AICS (Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo). Decine di operatore umanitari e tecnici italiani lavorano in programmi legati all'agricoltura sostenibile, all'emancipazione femminile, alla formazione professionale e alla gestione della pesca. A questi si aggiunge il personale impiegato da ONG storiche e organismi internazionali. Dakar è una delle capitali culinarie e cosmopolite dell'Africa Ovest.

Gli italiani hanno aperto: ristoranti, pizzerie e gelaterie d'eccellenza: ormai punto di riferimento per l'élite locale e la grande comunità espatriata; aziende specializzate nella distribuzione di prodotti alimentari italiani, macchinari agricoli e impianti di trasformazione alimentare. Nel quadro del Plan Sénégal Émergent (il piano di sviluppo infrastrutturale del governo locale), diverse aziende e tecnici italiani forniscono consulenza e lavoro per la costruzione di strade, opere pubbliche, edilizia abitativa e impianti solari.

Oltre agli impegni di lavoro, si sta consolidando una tendenza: quella dei pensionati italiani che scelgono la costa della Petite Côte (in particolare la cittadina di Saly). A far da richiamo sono il clima caldo tutto l'anno, un costo della vita accessibile e la tradizionale ospitalità senegalese, nota come Teranga.

Non mancano infine le famiglie miste, gli artisti e gli insegnanti (molti dei quali ruotano attorno all'Istituto Italiano di Cultura di Dakar), a dimostrazione di una comunità che si integra profondamente nella vita sociale del Paese. Il legame economico si fonda sull'approccio del co-sviluppo. Progetti gestiti tra Roma e Dakar permettono ai migranti senegalesi in Italia di reinvestire i propri risparmi in patria, spesso creando micro-imprese insieme a partner italiani.

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