
- Prima Notizia 24
- Milano - Venerdì 18 Settembre 2026, 18:20
Inchiesta certificati nei Cpr, il medico indagato: "Nessuna istigazione al falso". Anelli (Fnomceo): "Tutelare l'autonomia della professione"
Conferenza stampa a Milano dopo l'indagine della Procura di Ravenna. Il presidente dei medici invita alla cautela: "L'indipendenza sanitaria va difesa a tutela dei pazienti".
"Noi abbiamo costruito una campagna che ha portato a discutere in questo Paese della patogenicità di questi luoghi, dei luoghi dove le persone migranti soffrono, subiscono violenze e muoiono. Non abbiamo fatto partire un'associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi".
Lo ha affermato Nicola Cocco, medico indagato per associazione per delinquere nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi volti a evitare il trasferimento di trattenuti nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr), nel corso di una conferenza stampa a Milano.
"Quello che abbiamo fatto è stato fornire le evidenze di questa patogenicità e definire i criteri, i dilemmi deontologici che gli stessi medici ci hanno posto", ha precisato Cocco, sottolineando come la campagna abbia "sempre operato sotto la luce del sole, con incontri pubblici, con la partecipazione a convegni, a congressi, con la pubblicazione di articoli" con l'obiettivo di "alimentare un dibattito pubblico e una presa di posizione per i medici, di certo non a commettere degli illeciti".
Sulla vicenda è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), ribadendo la necessità di difendere il ruolo della categoria: "L'autonomia e l'indipendenza della professione medica vanno difese a tutela della salute dei pazienti", aggiungendo un invito alla "prudenza nei confronti di un lavoro delicato, come è quello del medico".
Pur senza entrare nel merito del procedimento giudiziario, Anelli ha evidenziato la complessità del contesto operativo all'interno delle strutture di trattenimento: "Nei Cpr ci sono persone che arrivano con gommoni e barche, che hanno visto morire persone vicine e che hanno vissuto traumi nei centri di detenzione e di raccolta in Libia e che si trovano ad affrontare il dramma di vedersi ancora rinchiusi".
Il vertice della Fnomceo ha poi richiamato il perimetro deontologico del settore sanitario: "I medici non sono gli assistenti della sicurezza: hanno il dovere di curare tutti. Il medico non guarda mai chi ha di fronte se non la persona, e come tale ne rispetta la dignità. Se dovesse trattarsi di criminali, ci sarebbero altri strumenti per intervenire".
"Se un medico ha scritto il falso, questa è una violazione del codice deontologico e sarà sanzionato, ma è strano che si possano avere dubbi che medici, al di fuori del loro lavoro, possano discutere della situazione nei centri di rimpatrio", ha proseguito Anelli, concludendo con un appello generale alla cautela: "Al di là dei fatti specifici, dovremmo essere tutti molto prudenti: la salute è uno degli aspetti che tocca la carne delle persone sotto l'aspetto della tutela".
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24
















