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- Imola (BO) - Lunedì 21 Settembre 2026, 12:05
Jaguar E-Type, 35 anni dopo Imola riaccende il motore della memoria
Al Historic Minardi Day Gianluca Bardelli è tornato in pista con la “Imola 91”, la vettura legata al successo ottenuto sul circuito romagnolo nel 1991. Al suo fianco Daniele Audetto, che alla fine ha lasciato la propria firma sulla Jaguar.
di Giovanna Guidi
Ci sono automobili che invecchiano e altre che, semplicemente, accumulano storie. Basta girare la chiave, sentire il motore e improvvisamente trentacinque anni possono scomparire.
È successo a Imola, all’Historic Minardi Day, quando una Jaguar E-Type è tornata sull’asfalto dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari portandosi dietro un pezzo di vita e di motorsport italiano.
Al volante c’era ancora lui, Gianluca Bardelli. E quella Jaguar non era una E-Type qualsiasi.
La chiamano “Imola 91”, perché proprio qui Bardelli conquistò nel 1991 una vittoria che sarebbe rimasta legata alla storia della vettura e del suo pilota.
Trentacinque anni dopo, stesso circuito. Un'altra età, un altro automobilismo, un mondo completamente cambiato. Ma quando la Jaguar ha imboccato nuovamente la pista, per qualche giro il calendario è sembrato avere poca importanza.
Il valore di quella vittoria si comprende tornando proprio al 1991.
La gara delle vetture storiche venne disputata nel fine settimana del Gran Premio di Formula 1 di San Marino, quello che la domenica avrebbe visto Ayrton Senna salire sul gradino più alto del podio.
Fu un'occasione particolare nella storia delle competizioni storiche: una gara inserita nella cornice di un weekend del Mondiale di Formula 1.
Bardelli c'era. E vinse.
Per questo il ritorno all’Historic Minardi Day non poteva trasformarsi semplicemente in qualche giro dimostrativo. Era piuttosto un appuntamento con la memoria.
Ad accompagnarlo c’era Adriano Nicodemi, primo preparatore della Jaguar, uno degli uomini che conoscono quella macchina non attraverso fotografie e schede tecniche, ma attraverso il lavoro fatto su di lei quando ancora doveva andare a caccia di vittorie.
Poi arriva un passeggero speciale.
Sul sedile accanto a Bardelli prende posto Daniele Audetto, uomo che ha attraversato decenni di automobilismo internazionale e che negli anni Settanta fu anche direttore sportivo della Ferrari.
Casco, cinture e via.
La Jaguar torna tra le curve di Imola con Bardelli al volante e Audetto accanto. Quelli che dovrebbero essere semplicemente giri d'onore diventano presto qualcosa di decisamente più divertente.
Perché la pista, evidentemente, non guarda la carta d'identità.
«Daniele si è fatto prendere talmente dall'adrenalina che ha cominciato a suggerirmi di fare dei sorpassi nelle chicane», racconta Bardelli sorridendo.
Ed è forse questa l'immagine più bella della giornata: due uomini dentro un'automobile di oltre mezzo secolo che, una volta entrati in circuito, tornano per qualche minuto ragazzi.
Quando il motore si spegne arriva un altro momento destinato a rimanere.
Audetto prende un pennarello e lascia la propria firma sulla Jaguar.
Un autografo particolare, perché non finisce su una fotografia o su un programma della manifestazione. Rimane direttamente sulla macchina che trentacinque anni prima aveva scritto la sua piccola grande pagina di storia a Imola.
Per Bardelli il significato è inevitabilmente personale.
«Ritornare qui per il 35° anniversario della vittoria del 1991 ed effettuare dei giri insieme a Daniele Audetto è stata un'emozione indescrivibile. Ricordare quel successo, ottenuto nel fine settimana del Gran Premio vinto da Senna, insieme ad Adriano Nicodemi, che fu il primo preparatore della vettura, e avere oggi anche la firma di Audetto rende tutto indimenticabile».
La Jaguar E-Type è da decenni una delle automobili più riconoscibili del Novecento. Linea interminabile, cofano che sembra non finire mai, abitacolo raccolto e quella combinazione tutta britannica di eleganza e carattere sportivo.
Ma la “Imola 91” ha qualcosa che nessun restauro può aggiungere e nessuna quotazione può realmente misurare: una biografia.
Ha corso. Ha vinto. È stata preparata, guidata, conservata. Ha visto cambiare circuiti, uomini e generazioni di automobili.
E trentacinque anni dopo è tornata esattamente dove una parte di quella storia era cominciata.
Ci sono auto d'epoca che vengono custodite sotto un telo e mostrate soltanto nei concorsi d'eleganza.
Poi ce ne sono altre che hanno ancora qualcosa da raccontare.
Per farlo, però, bisogna accendere il motore.
A Imola, Gianluca Bardelli lo ha fatto ancora una volta.
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