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- Roma - Martedì 22 Settembre 2026, 10:50
PNRR, il conto alla rovescia è iniziato: dopo i fondi la sfida sarà far funzionare ciò che abbiamo costruito
Alla Curia Iulia di Roma, domani, 23 settembre, un confronto sul futuro della Pubblica Amministrazione. Intelligenza artificiale, controllo umano degli algoritmi e partenariato pubblico-privato al centro di una domanda decisiva: come evitare che la fine del Piano coincida con la fine della spinta alla modernizzazione?
di Maurizio Pizzuto
Spendere è stato difficile. Far durare ciò che è stato costruito potrebbe esserlo ancora di più.
Mentre il PNRR entra nel tratto conclusivo, comincia infatti a emergere una domanda destinata ad accompagnare l'Italia ben oltre il 2026: che cosa accadrà quando l'eccezionalità del Piano sarà finita e progetti, infrastrutture digitali, servizi e nuove competenze dovranno camminare con le proprie gambe?
È su questo terreno, molto più concreto della semplice contabilità delle risorse utilizzate, che si muove il convegno “Post-PNRR. Amministrazione algoritmica e partenariato pubblico-privato”, in programma mercoledì 23 settembre, dalle 14 alle 19.30, nella Curia Iulia del Parco archeologico del Colosseo.
La sede ha anche un suo fascino simbolico: nel cuore della Roma antica si parlerà di una Pubblica Amministrazione che dovrà imparare a confrontarsi sempre di più con algoritmi, intelligenza artificiale, nuove forme di collaborazione con i privati e soprattutto con la necessità di governare la tecnologia anziché subirla.
Il PNRR ha rappresentato un'accelerazione difficilmente ripetibile nelle dimensioni: oltre 190 miliardi di euro mobilitati e migliaia di interventi che hanno attraversato digitalizzazione, infrastrutture, ambiente, innovazione e patrimonio culturale. Ma il documento alla base dell'incontro riconosce anche un elemento che merita attenzione: non tutte le misure hanno avuto lo stesso impatto e non tutti i progetti hanno raggiunto il medesimo livello di maturità.
Ed è proprio qui che cambia la prospettiva.
Il problema del “dopo” non sarà soltanto trovare nuove risorse. Bisognerà mantenere operative le infrastrutture realizzate, aggiornarle, correggerle quando necessario, conservare le professionalità acquisite e impedire che l'innovazione rimanga legata alla stagione straordinaria che l'ha finanziata.
In altre parole, il successo del PNRR si misurerà anche quando il PNRR non ci sarà più.
Una parte importante della discussione riguarderà inevitabilmente l'intelligenza artificiale. L'algoritmo è già entrato nella vita delle amministrazioni e nei prossimi anni il suo peso è destinato ad aumentare. Ma una macchina può contribuire a una decisione pubblica senza trasformarsi, di fatto, nel soggetto che decide?
È il confine più delicato.
Efficienza e rapidità non possono cancellare responsabilità e possibilità di controllo. Il programma del convegno mette infatti sul tavolo concetti come tracciabilità, spiegabilità e responsabilità, fino alla questione della cosiddetta “riserva di umanità” nelle funzioni amministrative.
Dietro una formula apparentemente tecnica c'è una questione che riguarda direttamente i cittadini: sapere chi ha preso una decisione, sulla base di quali elementi e chi ne risponde.
L'intelligenza artificiale può aiutare una PA spesso appesantita da tempi e procedure, ma l'efficienza non può trasformarsi in una scatola nera nella quale diventa impossibile ricostruire il percorso di una scelta. La tecnologia, in questa prospettiva, diventa davvero innovazione soltanto quando rimane comprensibile e governabile.
L'altro grande capitolo è quello del partenariato pubblico-privato. Terminata la fase degli investimenti straordinari, la collaborazione tra amministrazioni e imprese può diventare uno degli strumenti per dare continuità ai progetti. Ma anche qui la partita non riguarda semplicemente il reperimento dei capitali.
Progettare, affidare, gestire, monitorare e valutare nel tempo significa stabilire quale interesse pubblico debba essere raggiunto e verificare che quell'interesse non venga perso durante il percorso. Il PPP viene infatti indicato nei materiali dell'incontro come possibile leva per assicurare sostenibilità gestionale e continuità agli interventi, con la Pubblica Amministrazione chiamata a mantenere capacità di indirizzo e controllo.
A confrontarsi saranno istituzioni, magistrati, docenti universitari, dirigenti pubblici, professionisti e amministratori.
I lavori si apriranno con Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del MiC, e Simone Quilici, direttore del Parco archeologico del Colosseo. L'apertura sarà affidata a Renato Rolli, professore di diritto amministrativo dell'Università della Calabria.
Nel corso del pomeriggio il confronto passerà dal bilancio della stagione PNRR all'amministrazione algoritmica, fino alla sostenibilità dei progetti e alle esperienze concrete sui territori. Tra i partecipanti figurano Alessio De Cristofaro, Luigi Barone, Luisa Mosna, Fabio Tagliaferri, Angelantonio Orlando, Fabrizio Luciani, Giovanni Gallone, Domenico Talia, Javier Fiz Pérez, Paolo Clarizia e Roberto Carraro.
Sul partenariato pubblico-privato interverranno, tra gli altri, Mario Spasiano, Elena Quadri, Riccardo Segamonti e Ivo Allegro, mentre una parte finale della giornata sarà dedicata ai casi di studio e al confronto tra esperienze differenti. Le conclusioni saranno affidate a Vincenzo Cerulli Irelli, professore emerito di diritto amministrativo alla Sapienza.
L'iniziativa è curata dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale, dall'IC-VEPP e dall'Università della Calabria.
Il PNRR, del resto, non può essere considerato riuscito soltanto perché un'opera viene inaugurata o un progetto raggiunge formalmente il traguardo previsto. La prova arriva dopo: quando bisogna farlo funzionare ogni giorno, finanziarlo, aggiornarlo e dimostrare che ha prodotto un beneficio reale.
Per questo il 2026 rischia di essere meno un traguardo che un nuovo punto di partenza.
Per la Pubblica Amministrazione italiana il vero post-PNRR comincerà quando alle scadenze europee dovrà sostituirsi qualcosa di molto più difficile da finanziare con un decreto: la capacità di trasformare l'eccezione in normalità.
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