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- Roma - Venerdì 25 Settembre 2026, 19:00
Rapporto Istat, lavoro familiare non retribuito: per le donne un carico ancora più che doppio rispetto agli uomini
In Italia le donne dedicano alla casa 4 ore e 21 minuti contro l'ora e 54 minuti degli uomini. Il gap supera le due ore ed è doppio rispetto a Germania, Norvegia e Finlandia.
Il riequilibrio dei carichi familiari tra uomini e donne in Italia prosegue a ritmi particolarmente lenti. Secondo il Report dell'Istat sui tempi di lavoro e le disuguaglianze di genere, nel complesso della popolazione con più di 15 anni il divario relativo al lavoro familiare non retribuito si è ridotto di circa 55 minuti nell'arco di un ventennio, passando dalle 3 ore e 22 minuti del 2003 alle 2 ore e 27 minuti del 2023.
Nonostante un progresso del 27,2%, le donne continuano a farsi carico di un ammontare di lavoro domestico e di cura ben superiore al doppio rispetto a quello maschile, attestandosi su una media giornaliera di 4 ore e 21 minuti contro la sola ora e 54 minuti impiegata dagli uomini.
L'istituto di statistica evidenzia come la riduzione della forbice sia riconducibile principalmente alla contrazione del tempo che le donne dedicano alla casa, un fenomeno legato all'aumento dell'occupazione femminile e all'evoluzione tecnologica degli elettrodomestici.
La sola partecipazione al mercato del lavoro non garantisce tuttavia una parità di gestione: anche nelle coppie in cui entrambi i partner risultano occupati, le donne svolgono il 68,9% del lavoro familiare complessivo, dedicandovi in media 4 ore e 10 minuti al giorno.
Le differenze di genere sorgono fin dall'infanzia e raggiungono il loro picco nelle fasce d'età centrali, coincidenti con la cura dei figli e la gestione della vita professionale.
Nella fascia tra i 25 e i 44 anni, così come in quella tra i 45 e i 64 anni, il divario sfiora le tre ore giornaliere, con un contributo maschile rimasto sostanzialmente stazionario nell'ultimo decennio a fronte del decremento dei tempi femminili.
Tra i 65 e i 74 anni il riavvicinamento si deve invece al maggior tempo impiegato dagli uomini una volta usciti dal mercato del lavoro, mentre tra gli ultrasettantacinquenni le distanze rimangono stabili.
Il quadro colloca l'Italia in una posizione singolare nel contesto internazionale. Nel confronto tra i 12 Paesi europei monitorati dall'Indagine sull'uso del tempo, la penisola evidenzia una marcata e unica doppia asimmetria: da un lato figura all'ultimo posto nell'Unione Europea per tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni (52,5%, con un gap di 17,9 punti percentuali rispetto agli uomini), dall'altro registra un divario nel lavoro familiare non retribuito che risulta essere più che doppio rispetto a quello rilevato in nazioni come Norvegia e Finlandia, dove il gap si attesta rispettivamente a 49 e 50 minuti, e Germania, dove la differenza si ferma a un'ora e 8 minuti.
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