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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 11 Settembre 2026, 11:35

Roma alla prova della pioggia, Schiuma: «Non possiamo rassegnarci agli allagamenti. Serve prevenzione»

Dopo il violento maltempo e gli oltre 120 interventi dei Vigili del Fuoco, il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia rilancia una proposta avanzata vent’anni fa: squadre preventive, pulizia delle caditoie e idrovore nei punti più vulnerabili della Capitale.

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di Giorgio Neri

A Roma, ormai, basta guardare il cielo che si fa scuro perché in molti quartieri torni una domanda diventata quasi rituale: questa volta dove si allagherà?

Non è soltanto una battuta. Per chi vive nelle zone più fragili della Capitale, un temporale particolarmente intenso può significare strade impraticabili, sottopassi a rischio, traffico paralizzato e auto che faticano a procedere nell’acqua.

Il maltempo che il 10 settembre ha investito Roma e provincia ha riportato il problema in primo piano: oltre 120 gli interventi dei Vigili del Fuoco tra allagamenti, alberi e rami pericolanti e automobilisti in difficoltà. In via della Stazione Aurelia è stato necessario soccorrere anche alcune persone rimaste bloccate nelle proprie vetture.

E così, insieme all’acqua, è tornata inevitabilmente anche la polemica sulla capacità della città di prevenire gli effetti delle precipitazioni più violente.

A rilanciare il tema è Fabio Schiuma, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, che chiama direttamente in causa l'amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri.

«È inaccettabile che ogni volta che piove Roma si trasformi in una città da terzo mondo», sostiene Schiuma.

Parole dure, dietro le quali l'esponente di FdI ripropone però una questione molto concreta: si può intervenire prima che inizi a piovere, anziché limitarsi a gestire l'emergenza quando le strade sono già allagate?

La proposta di Schiuma parte proprio dalla prevenzione.

L'idea è quella di individuare stabilmente una mappa delle zone più esposte agli allagamenti e predisporre, sulla base delle previsioni meteorologiche, uomini e mezzi prima dell'arrivo delle precipitazioni più intense.

Squadre dedicate alla verifica e alla pulizia delle caditoie e delle bocche di lupo, idrovore mobili già posizionate nei punti storicamente più critici e personale operativo sul territorio per segnalare rapidamente le situazioni di pericolo.

Un modello che, nelle intenzioni, dovrebbe trasformare la gestione della pioggia da emergenziale a preventiva.

Non si tratta, peraltro, di una proposta nuova. Schiuma la avanzò già nel 2006, quando sedeva in Consiglio comunale, indicando anche esperienze adottate in altre grandi città. Lo stesso esponente di FdI ricorda che il 13 dicembre di quell'anno il Campidoglio approvò una sua mozione che prevedeva l'impiego di mezzi speciali e squadre operative da attivare in relazione all'intensità delle precipitazioni.

Vent'anni dopo, il problema torna praticamente identico.

Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato: sono cambiate anche le piogge.

Roma Capitale dispone dal gennaio 2025 di una Strategia di adattamento climatico che individua proprio nelle precipitazioni intense e nelle alluvioni uno dei principali fattori di rischio per la città.

Il punto, quindi, non è immaginare che una metropoli possa eliminare completamente gli allagamenti durante fenomeni meteorologici eccezionali. Una città grande e complessa come Roma deve però essere capace di ridurre i rischi, intervenire sui punti conosciuti come vulnerabili e soprattutto prepararsi quando le previsioni annunciano precipitazioni importanti.

È su questa distanza tra programmazione e vita quotidiana che Schiuma concentra la sua critica.

Perché al cittadino che si trova con l'acqua davanti al portone di casa o all'automobilista fermo in una strada trasformata in pochi minuti in un torrente interessa relativamente poco sapere quale ufficio, dipartimento o struttura abbia la competenza. Vuole sapere se qualcuno poteva intervenire prima.

Ed è probabilmente questa la vera questione che resta dopo ogni nubifragio.

Schiuma chiede quindi a Gualtieri di trasformare la prevenzione in un sistema operativo permanente, capace di mettere insieme previsioni meteorologiche, manutenzione, controllo delle caditoie, squadre territoriali e mezzi di emergenza.

«La pioggia è inevitabile. Il caos no», sintetizza il dirigente di Fratelli d'Italia.

Al di là dello scontro tra maggioranza e opposizione, rimane un dato difficilmente contestabile: Roma conosce da anni molti dei suoi punti fragili.

Ed è forse proprio da qui che dovrebbe partire una risposta concreta.

Perché nessun sindaco può decidere quanto debba piovere. Ma una grande capitale europea può e deve decidere come farsi trovare quando comincia a piovere.

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