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  • Roma - Martedì 15 Settembre 2026, 15:10

Rosario Livatino, il giudice che sfidò la mafia: Michele Placido porta la sua storia su Rai 1 - VIDEO

La miniserie in quattro episodi racconta il magistrato ucciso dalla Stidda nel 1990. Giuseppe De Domenico veste i panni del “giudice ragazzino”. Nel cast anche Nino Frassica, Leonardo Maltese, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido.

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di Maurizio Pizzuto

Non soltanto il racconto di un magistrato assassinato dalla mafia, ma il ritratto di un uomo che aveva scelto di vivere la giustizia come responsabilità quotidiana, lontano dai riflettori e dalle dichiarazioni roboanti.

Rosario Livatino torna al centro della memoria collettiva con “Livatino – Il giudice e i suoi assassini”, la nuova miniserie diretta da Michele Placido, prossimamente in prima visione su Rai 1 e RaiPlay.

Quattro episodi da 50 minuti che riportano lo spettatore nella Sicilia degli anni Ottanta, nell'Agrigentino attraversato dalla violenza mafiosa e dall'ascesa della Stidda. È qui che si incrociano due strade destinate tragicamente a incontrarsi: quella di Livatino e quella di alcuni giovani stiddari, cresciuti nella povertà e sedotti dalla criminalità come possibile strumento di affermazione e riscatto.

Da una parte la legge, dall'altra la violenza. Da una parte un magistrato che cerca di colpire la mafia nei patrimoni, negli interessi economici e nel controllo del territorio; dall'altra una criminalità che conquista spazio e consenso. Due mondi che avanzano parallelamente fino a quel 21 settembre 1990, quando Livatino viene assassinato da un commando della Stidda.

La serie sceglie dunque di raccontare Livatino non trasformandolo semplicemente in un'icona, ma inserendo la sua vicenda nel contesto umano e criminale nel quale maturò il suo omicidio. Una storia nella quale il contrasto tra giustizia e sopraffazione diventa anche confronto tra differenti idee di vita, di potere e di futuro.

A interpretare Rosario Livatino è Giuseppe De Domenico, affiancato da Leonardo Maltese, Nino Frassica, Michela De Rossi, Ninni Bruschetta e Brenno Placido.

Dietro la macchina da presa c'è Michele Placido, che con questo progetto firma per la prima volta la regia di una fiction per la Rai. La sceneggiatura è di Angelo Pasquini, Fidel Signorile e dello stesso Placido. La miniserie è una coproduzione Rai Fiction, Goldenart Production e Rai Com, prodotta da Federica Luna Vincenti.

Per Placido si tratta di confrontarsi con una delle figure più significative della storia giudiziaria italiana contemporanea. Livatino aveva appena 37 anni quando venne ucciso sulla strada statale 640 mentre si recava, senza scorta, al Tribunale di Agrigento.

Ma la sua storia non si è fermata su quella strada.

Il magistrato siciliano è diventato negli anni un simbolo di una giustizia esercitata senza clamore, fondata sul rigore, sulla responsabilità personale e su una profonda dimensione spirituale. Un percorso culminato nella sua proclamazione a beato della Chiesa cattolica, primo magistrato nella storia a ricevere questo riconoscimento.

Ed è forse proprio qui che la fiction di Placido trova la sua sfida più interessante: raccontare l'uomo prima ancora del simbolo.

Perché dietro il nome di Rosario Livatino c'era un giovane magistrato chiamato ogni giorno a confrontarsi con un sistema criminale capace di condizionare economia, territorio e vite. Un uomo che continuò a fare il proprio lavoro sapendo quanto potesse essere pericoloso.

A oltre trent'anni dal suo assassinio, la televisione torna così su una pagina dolorosa della storia italiana non soltanto per ricordare una vittima della mafia, ma per interrogarsi sul significato della sua eredità.

E forse è questo il messaggio più contemporaneo della storia di Livatino: la legalità non nasce dai grandi proclami, ma dalle scelte che ciascuno compie quando nessuno sta guardando.

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