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  • Prima Notizia 24
  • Roma - Martedì 22 Settembre 2026, 20:00

Scuola ed economia, Meloni difende il limite agli stranieri in classe e attacca sul deficit: "Gettate le basi per uscire dall'infrazione"

La premier interviene a 'Porta a Porta' e 'Cinque minuti': "Il limite del 30% agli alunni non di madrelingua è una misura di buonsenso, proposta in passato anche da Mattarella". Rammarico sui dati Istat per il saldo al 3,08%.

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Un bilancio economico segnato dal rammarico per uno scarto minimo sui conti pubblici e la difesa di due pilastri normativi sulla scuola.

Nel corso degli interventi televisivi a Porta a Porta e Cinque minuti su Rai Uno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato una sintesi sui principali dossier politici d'attualità, soffermandosi sulla gestione dei saldi di finanza pubblica e sui recenti interventi in materia scolastica.

Sul fronte della finanza pubblica, la premier ha commentato con rammarico i dati diffusi dall'Istat che attestano il rapporto deficit/Pil al 3,08%, sfiorando la soglia psicologica del 3%: "Il dato sul deficit mi rammarica anche perché nella stessa giornata in cui l'Istat dice che siamo a 3,08 dice anche che rivede le stime della crescita del 2024. È accaduto ogni anno che dopo un anno sono state riviste in crescita, non so se l'Istat sottostima gli italiani o il governo, e questo mi dispiace: non vorrei che succedesse anche fra tre anni", ha detto la premier a Cinque minuti. 

Meloni ha poi rimarcato lo sforzo dell'esecutivo per il rientro dei conti: "Abbiamo fatto un lavoro molto complesso che ci ha portato a ridurre il deficit dall'8,1 al 3,08. Quindi il classico 'hai fatto 30, eri molto vicino al 31'. Stare sotto il 3% ci avrebbe consentito di uscire dalla procedura d'infrazione in anticipo".

Durante l'intervento a Porta a Porta, inoltre, ampio spazio è stato dedicato al pacchetto di norme per il mondo della scuola, a partire dall'introduzione di un tetto massimo alla presenza di alunni stranieri per classe. La premier ha respinto l'interpretazione secondo cui la misura si porrebbe in contrasto con le recenti dichiarazioni del Quirinale: "Non credo che il Presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto: ho letto questa interpretazione prevalente per contestare l'iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così, perché il Presidente dice che la scuola deve superare i ghetti, non crearli". 

In questa prospettiva, la volontà dell'esecutivo punta a formare "classi più equilibrate", precisando che la soglia del 30% riguarda espressamente i ragazzi "che non parlano la nostra lingua".

A sostegno dell'impostazione scelta, la premier ha rievocato i precedenti istituzionali del Capo dello Stato: "Quando il Presidente della Repubblica era ministro dell'Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti".

Infine, la presidente del Consiglio ha difeso l'applicazione del divieto di indossare il burqa negli istituti scolastici, liquidando le obiezioni delle opposizioni: "Le norme sul burqa a scuola sono di buonsenso, servono anche per un fatto di sicurezza. Devo segnalare a chi oggi si sta stracciando le vesti che provvedimenti simili esistono anche in Paesi a maggioranza islamica. Mi pare una misura di buonsenso che non ha a che fare con la discriminazione".

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