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  • Rieti - Lunedì 21 Settembre 2026, 18:30

Scuola, Mattarella ad Amatrice per l'avvio delle lezioni: "Il sistema educativo unisce e abbatte i muri della diffidenza"

"Inaccettabile la sopraffazione sulle ragazze, orientiamo l'IA per il primato della persona e attuiamo l'art. 34 della Costituzione".

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Un accorato richiamo al valore costituzionale della formazione e alla scuola come motore essenziale di coesione sociale e rilancio del Paese. In occasione del decimo anniversario del terremoto che ha colpito l'Italia centrale, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è intervenuto ad Amatrice per la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027, rivolgendo un ampio messaggio a studenti, docenti e istituzioni.

"Guardate il futuro con fiducia, la mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Non avevamo Internet, la tv a colori è arrivata dopo, abbiamo vissuto grandi trasformazioni ma sempre avendo fiducia nel futuro, mai guardare al passato", ha esordito il Capo dello Stato nel suo discorso rivolto ai più giovani.

Sottolineando la centralità dei territori colpiti dalle calamità naturali, il Presidente ha evidenziato il valore simbolico della ripartenza: "La scuola prepara il futuro. Tessendo insieme conoscenze e creatività, cultura e dialogo tra le persone. Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire.

Amatrice, Arquata del Tronto, Norcia, nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive".

Analizzando il contesto storico attuale, Mattarella ha rimarcato l'importanza di destinare risorse alla formazione per affrontare la complessità del presente: "Viviamo un cambiamento d’epoca. Grandi e veloci trasformazioni stanno mutando sia il contesto che la nostra quotidiana. La società ha, come sempre, bisogno della scuola, e di una scuola all’altezza dei tempi nuovi, per difendere la civiltà che è stata conquistata e per progredire ancora. Come sempre, anche nei nostri giorni si tende a concentrarsi sul presente. A consumare nell’oggi le risorse. È invece necessario investire sul futuro. Sarà più forte e resiliente un Paese che investe sulla scuola e sulla conoscenza. I compiti educativi e formativi sono sempre stati cruciali. Ma oggi, se possibile, lo sono ancora di più.

Soprattutto oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità".

Un passaggio chiave dell'intervento ha riguardato le nuove tecnologie e l'impatto del digitale sulle giovani generazioni: "Nell’universo digitale l’intelligenza artificiale e le reti social sono motori di grande potenza che offrono opportunità fino a ieri inimmaginabili. Dobbiamo peraltro saperne rimuovere i pericoli: di manipolazione della realtà, di colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, di compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale – della libertà personale, di impoverimento dell’originalità e della creatività. Il progresso non va ostacolato né temuto né seguito con passività. Va orientato e continuamente verificato quanto alla garanzia del primato della persona. Per questo è necessario che le generazioni più giovani – e più capaci di usare i nuovi strumenti – crescano, tenendo insieme conoscenza e umanità, capacità tecniche e solidarietà".

Il Presidente si è poi soffermato sui temi del contrasto alla violenza di genere e della tutela del corpo docente: "Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento. Più che un codice di comportamento la scuola deve aiutare a riconoscere un’etica condivisa. Gli insegnanti non devono, quindi, essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili. Con un impegno rinnovato per sconfiggere la dispersione scolastica".

Richiamando i principi fondamentali della Carta costituzionale, Mattarella ha infine ribadito il ruolo fondamentale dell'istruzione nei processi di inclusione: "La scuola è la più efficace, importante, leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti, ‘È aperta a tutti’: così dispone l’art. 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale. Gli studenti non sono semplici utenti della scuola. La società ha bisogno della loro voce".

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