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  • Roma - Mercoledì 23 Settembre 2026, 15:10

Scuola, Valditara: "Tetto agli stranieri in classe tramite decreto legge, conta la conoscenza dell'italiano"

Il ministro dell'Istruzione annuncia l'intervento normativo d'urgenza: "Soglia del 30% per chi non parla la lingua. Nessuno scontro col Quirinale, respingiamo le accuse di razzismo e la demagogia".

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Un intervento normativo d'urgenza per rimodulare la composizione delle classi e favorire l'inclusione scolastica. La nuova disciplina sul limite di presenze per gli alunni stranieri "sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito", ha annunciato il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, specificando che il provvedimento "riguarderà da quest'anno i nuovi arrivi, ma sia chiaro, non disarticoliamo le classi".

Il parametro fondamentale per l'applicazione della soglia non sarà l'origine nazionale, ma la competenza linguistica: "La norma introdurrà un tetto del 30% agli studenti che non conoscono adeguatamente l'italiano: non conterà quindi semplicemente la cittadinanza, ma la conoscenza della lingua", ha chiarito il titolare del viale Trastevere, precisando che "saranno esclusi dal limite, ad esempio, i ragazzi che hanno frequentato la scuola dell'infanzia o un numero sufficiente di anni nella scuola italiana".

Valditara ha ribadito la natura funzionale del provvedimento: "Il criterio è puramente linguistico. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire", ponendo l'accento sulla "centralità della lingua come strumento di integrazione. Vogliamo evitare le condizioni Alabama anni '50 con classi ghetto". 

Il limite si applicherà anche ai cittadini comunitari: "Se un ragazzo polacco non conosce l'italiano non si riesce ad integrare. E allora, il problema non è l'origine etnica, l'origine nazionale, l'origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua".

Sul piano delle relazioni istituzionali, il ministro ha smentito tensioni con il Colle: "Non c'è nessuno scontro del Quirinale. La nostra iniziativa, come ha detto molto bene anche il presidente della Repubblica ad Amatrice, va nella direzione dell'integrazione. Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati".

Per garantire l'operatività della riforma, gli Uffici scolastici territoriali coordineranno i dirigenti per distribuire gli alunni tra i plessi di prossimità; dove l'articolazione logistica non lo permetterà, "saranno previste deroghe e un potenziamento dell'insegnamento dell'italiano".

Si tratterà di "una norma di legge vincolante che prevede un meccanismo adeguato per renderla operativa", ha precisato Valditara, ribadendo che "la scuola ghetto è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e quindi noi non vogliamo le scuole dell'Alabama degli anni '50, dove da una parte c'erano i bianchi e dall'altra parte c'erano i neri".

In conclusione, il ministro ha respinto le critiche avanzate dalle opposizioni: "Su questa vicenda si è fatta tanta strumentalizzazione, sono state usate parole improprie che in un paese civile avrei voluto non sentire come razzismo e suprematismo. Sono state strumentalizzate le parole di Mattarella e Zuppi. Anche noi vogliamo integrazione e ho sentito dire 'no alle classi ghetto'. Mattarella ha detto una cosa che anche noi diciamo con questo provvedimento".

Infine, una battuta sul dibattito interno all'area di governo: "Non inseguiamo Vannacci, semmai è lui che insegue noi".

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