
- Prima Notizia 24
- Caltanissetta - Martedì 22 Settembre 2026, 19:10
Sorelline scomparse nel Nisseno, nessun sequestro: dietro la fuga una challenge vista sui social
Le bambine di 12 e 8 anni si erano nascoste in un negozio di abbigliamento con l’intenzione di trascorrervi la notte, imitando alcuni video online. Escluso il coinvolgimento di altre persone, la Procura di Caltanissetta chiede l’archiviazione. Il procuratore De Luca richiama l’attenzione sui rischi dell’accesso incontrollato dei minori alle piattaforme digitali.
Dietro quelle ore di paura, le ricerche e l’angoscia di una famiglia non ci sarebbe stato alcun rapimento. A spingere due sorelline di 12 e 8 anni ad allontanarsi a San Cataldo, nel Nisseno, sarebbe stata invece la volontà di riprodurre una “sfida” vista più volte sui social: nascondersi all’interno di un negozio, restarvi durante la chiusura e trascorrervi la notte senza essere scoperti.
È quanto emerge dalle indagini coordinate dalla Procura di Caltanissetta, che ha depositato una richiesta di archiviazione del procedimento aperto contro ignoti per sequestro di persona.
Le due bambine erano state cercate dopo la denuncia di scomparsa presentata sabato dal padre. Ore di apprensione terminate quando sono state ritrovate all’interno di un negozio di abbigliamento. Gli accertamenti condotti dai Carabinieri del Comando Provinciale, attraverso testimonianze e verifiche tecniche, hanno consentito di escludere, secondo quanto reso noto dalla Procura, il coinvolgimento di terze persone.
La ricostruzione investigativa ha permesso anche di comprendere cosa avrebbe portato le due minori a compiere quel gesto. Le bambine avrebbero raccontato di essersi ispirate a contenuti visualizzati su YouTube e sui social, nei quali alcuni creator mostrano esperienze basate sul nascondersi in negozi, magazzini o altri luoghi, eludere i controlli, trascorrervi la notte e uscire il giorno successivo senza essere scoperti.
Video che, in alcuni casi, raggiungono milioni di visualizzazioni.
Dall'analisi delle navigazioni effettuate sui dispositivi nella disponibilità delle minori sarebbe emersa, in particolare, la visione ripetuta da parte di una delle sorelle di contenuti riconducibili a questo genere di “challenge”. Da qui sarebbe nata l'idea di provare a ripetere la sfida coinvolgendo anche la sorellina.
Secondo la ricostruzione, le due bambine sarebbero entrate nell'esercizio commerciale approfittando delle operazioni di chiusura, senza informare il padre e con l'intenzione di trascorrere lì la notte.
È stata la titolare del negozio, alla riapertura pomeridiana, ad accorgersi della loro presenza e ad avvisare il dispositivo di ricerca che nel frattempo era stato attivato sul territorio.
Una conclusione che ha permesso di mettere fine alla paura e, contemporaneamente, di escludere scenari criminali.
Non essendo emerso alcun elemento indiziario relativo a un sequestro, la Procura ha quindi chiesto l'archiviazione del procedimento. Ma la vicenda lascia aperta una questione che va oltre il singolo episodio. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca ha infatti richiamato l'attenzione sul rapporto tra minori e piattaforme digitali e, soprattutto, sui rischi derivanti dall'emulazione di comportamenti osservati online.
Sfide che agli occhi di un adulto possono apparire immediatamente pericolose possono assumere, nella percezione di un bambino o di un adolescente, i contorni di un gioco, di un'avventura da imitare o di un modo per sentirsi parte di una comunità digitale.
Il caso di San Cataldo diventa così anche un campanello d'allarme sul ruolo delle famiglie, delle piattaforme e degli strumenti di tutela dei più giovani. Tra i temi indicati dalla Procura figurano il possibile innalzamento dell'età di accesso ai media, una maggiore sicurezza da parte dei fornitori dei servizi e sistemi più efficaci per la verifica dell'età degli utenti.
Le due sorelline sono state ritrovate. L'ipotesi più grave è stata esclusa e l'inchiesta si avvia verso la chiusura. Resta però una domanda che riguarda molte famiglie: quanto può essere sottile, per un bambino, il confine tra ciò che vede sullo schermo e ciò che decide di provare nella vita reale?
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