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  • Roma - Venerdì 25 Settembre 2026, 20:00

Tensioni in Medio Oriente, il presidente iraniano Pezeshkian: "Spetta agli Stati Uniti decidere se fermare la guerra"

Teheran propone a Washington un piano d'emergenza in sette giorni per la tregua, la riapertura dello Stretto di Hormuz e il riavvio del dialogo sul nucleare.

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In un'ampia intervista rilasciata all'emittente Fox News, il presidente dell'Iran Masoud Pezeshkian ha riaffermato la posizione della Repubblica Islamica sulla crisi mediorientale, attribuendo all'amministrazione statunitense la responsabilità di un'eventuale svolta diplomatica.

“Noi non abbiamo scelto la guerra, siamo stati attaccati e abbiamo dovuto difenderci”, ha dichiarato il capo di Stato iraniano, aggiungendo che “a causa delle provocazioni di Israele, questa guerra ci è stata imposta. Tuttavia, noi non vogliamo continuare. È l'America a dover scegliere se porvi fine o meno”.

Pezeshkian ha ribadito la disponibilità della leadership di Teheran a raggiungere una intesa con il presidente Donald Trump nel rispetto del quadro giuridico internazionale, pur chiedendo polemicamente: “Perché hanno scelto di far saltare tutto a sole due settimane dalla firma dell'accordo?”.

Nell'occasione, il presidente si è espresso anche sulle attività del movimento Houthi, negando un controllo diretto sul gruppo yemenita: “Gli Houthi sono responsabili delle proprie azioni. Non ricevono ordini da noi: agiscono in quanto forza di resistenza nella regione, in base alle situazioni che sono state loro imposte. Abbiamo contatti con loro, ma non esiste un rapporto sistematico”.

In parallelo, a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha reso noti i dettagli di una proposta formale trasmessa a Washington per il tramite di intermediari. Il piano prevede una scansione temporale di sette giorni entro cui congelare le ostilità — comprese quelle estese al fronte libanese —, revocare le sanzioni sul petrolio e il blocco navale, e sbloccare i beni finanziari iraniani stimati in circa 12 miliardi di dollari. Al settimo giorno, l'intesa condurrebbe alla riapertura del cruciale canale marittimo dello Stretto di Hormuz, ponendo le premesse per l'avvio immediato di negoziati ad ampio raggio sul programma nucleare.

“Sarebbe preferibile raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti”, ha evidenziato Araghchi, precisando che il piano riprende l'ossatura del memorandum raggiunto a giugno ma stabilisce tempi d'attuazione notevolmente accelerati rispetto alla precedente finestra di sessanta giorni.

L'iniziativa diplomatica giunge in una fase di complessi contatti sottotraccia, confermati sia dalle fonti iraniane che statunitensi. Secondo quanto riportato dal New York Times, funzionari dell'amministrazione USA hanno definito le discussioni tramite mediatori come "positive e costruttive", pur sottolineando la volontà di non accelerare impropriamente la chiusura del negoziato. Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha riferito che un vertice di tre ore condotto con la mediazione del Qatar non ha prodotto nell'immediato una svolta risolutiva, mentre il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmeil Baghaei, ha prospettato il prosieguo dei colloqui indiretti nei prossimi giorni.

Sullo sfondo della trattativa restano le preoccupazioni espresse a livello europeo dall'Alto Rappresentante Kallas circa il deterioramento della sicurezza nel Mar Rosso e la necessità di un rafforzamento della missione navale Aspides.

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