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- Roma - Martedì 19 Maggio 2026
Minori, allarme di Save The Children: nelle grandi città 1 su 10 vive in zone disagiate, raddoppiato il tasso di abbandono scolastico
Lo studio "I luoghi che contano" evidenzia profonde disuguaglianze sociali ed educative nei capoluoghi delle 14 città metropolitane. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano la quasi totalità delle aree vulnerabili. Il 21 maggio a Roma la biennale "Impossibile 2026".
Un nuovo studio di Save The Children mette a nudo le profonde spaccature sociali ed educative che segnano le grandi aree urbane italiane, dove i divari all'interno dei singoli quartieri arrivano a ricalcare le storiche distanze tra il Nord e il Sud del Paese.
Secondo il dossier dell'organizzazione, intitolato "I luoghi che contano", nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane un minore su dieci (il 10,3%, pari a circa 142mila bambini e adolescenti tra i 0 e i 17 anni) vive confinato in un'Area di disagio socioeconomico urbano (Adu). In queste zone, i tassi di dispersione e di abbandono scolastico registrano valori doppi rispetto al resto dei territori cittadini.
La geografia della vulnerabilità minorile si concentra principalmente nei grandi poli metropolitani: Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo accolgono da sole il 73,5% del totale dei minori residenti nelle Adu. La Capitale detiene il primato negativo ospitando poco più di un quinto dell'intera platea, con oltre 30mila giovanissimi in condizioni di fragilità. All'interno di queste 158 aree individuate dall'Istat, la povertà relativa colpisce il 42,3% dei nuclei familiari, mentre la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (Neet) sale al 35,6%, a fronte di una media comunale del 22,9%. Le disuguaglianze incidono fortemente anche sulle ambizioni scolastiche: appena il 36,5% dei tredicenni residenti nei contesti svantaggiati progetta di iscriversi al liceo, contro il 66,9% di chi risiede in quartieri più stabili.
Il report è stato diffuso alla vigilia di 'Impossibile 2026', la biennale dell'infanzia in programma il 21 maggio a Roma presso l'Acquario Romano, appuntamento in cui l'organizzazione chiederà alle istituzioni interventi e risorse strutturali per azzerare le disuguaglianze, partendo dal potenziamento degli spazi socio-educativi.
I dati evidenziano che il 15,4% degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado delle Adu ha abbandonato gli studi o ha subito una bocciatura, contro una media generale del 7,6%. Inoltre, il 20,8% degli alunni all'ultimo anno delle medie è esposto al rischio di dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento delle competenze di base.
L'indagine campionaria fa emergere anche il peso delle difficoltà materiali quotidiane e dello stigma sociale. Il 16,7% degli studenti delle medie nelle aree vulnerabili ha vissuto l'impossibilità di disporre del materiale scolastico a inizio anno per ragioni economiche, e il 17,3% ha dovuto rinunciare alle gite scolastiche.
La percezione del proprio ambiente è spesso segnata dal pregiudizio: il 49,1% dei ragazzi delle periferie fragili sente che il proprio quartiere viene giudicato negativamente all'esterno.
Sul fronte della sicurezza di genere, solo una ragazza su due (51,9%) dichiara di sentirsi al sicuro nel proprio quartiere, contro il 75% registrato nelle zone più abbienti.
Nonostante i disagi, i giovani che frequentano le scuole in contesti fragili manifestano tassi elevati di felicità (78,4%) e libertà (75,3%), mostrando un forte legame di appartenenza e avanzando proposte per migliorare il proprio territorio, come l'ottimizzazione della raccolta dei rifiuti (54,2%), la creazione di centri di aggregazione (32,6%), la manutenzione dei parchi (27,9%) e la realizzazione di palestre o campetti sportivi (26%).
Le aspettative sul futuro vedono oltre il 90% degli intervistati fiducioso nelle proprie capacità personali. Tuttavia, la vulnerabilità del territorio alimenta il desiderio di fuga: il 53,5% dei ragazzi esprime la volontà di trasferirsi all'estero. Solo il 26,9% di chi vive nelle zone fragili immagina di rimanere nel proprio quartiere da adulto, rispetto al 36% dei coetanei delle aree più integrate, mentre la restante parte si divide tra il desiderio di cambiare zona rimanendo nella stessa città (36,1%) o di spostarsi in altre regioni d'Italia (40,4%).
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