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  • Roma - Giovedì 21 Maggio 2026

Sicurezza stradale, la ricerca Anas fotografa gli italiani al volante: solo il 42% usa correttamente il cellulare

Presentata la nuova ricerca di Anas sugli stili di guida degli italiani: cresce la consapevolezza sui rischi legati allo smartphone, ma resta ancora alto il numero di automobilisti che utilizzano il telefono in modo scorretto durante la guida. L’AD Claudio Andrea Gemme: “Serve una cultura della responsabilità per salvare vite”.

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di Ettore Midas

C’è un’Italia che dice di sentirsi prudente, responsabile e attenta al volante. Ma c’è anche un’Italia che, nei fatti, continua a distrarsi mentre guida, sottovalutando i rischi della strada e affidandosi a quella pericolosa convinzione di avere tutto sotto controllo. È questa la fotografia che emerge dalla quinta edizione della ricerca sugli stili di guida promossa da Anas, società del Gruppo FS, realizzata attraverso oltre quattromila interviste e cinquemila osservazioni dirette sulle principali arterie italiane.

Il dato che colpisce maggiormente riguarda l’uso del cellulare al volante. Solo il 41,9% degli italiani utilizza correttamente lo smartphone tramite bluetooth o assistente vocale. Una percentuale ancora troppo bassa se si considera che il telefono resta una delle principali cause di distrazione alla guida.

Più preoccupante ancora è il comportamento di chi continua a ignorare le regole basilari della sicurezza: il 14,6% degli intervistati digita il numero prima di attivare il vivavoce, mentre l’8,9% guida addirittura con lo smartphone in mano. Eppure, paradossalmente, oltre il 75% degli italiani considera il cellulare pericoloso mentre si è alla guida.

La ricerca evidenzia così uno dei grandi paradossi contemporanei: la consapevolezza del rischio non sempre si traduce in comportamenti corretti. Anzi, spesso accade il contrario. Gli automobilisti tendono infatti a sentirsi più capaci degli altri, minimizzando i propri errori e attribuendo le responsabilità agli altri conducenti.

Secondo il professor Marcello Chiodi, presidente della Società Italiana di Statistica, gli italiani tendono a sovrastimare le proprie abilità al volante, alimentando una vera e propria “illusione del controllo”. In sostanza, il guidatore medio ritiene di essere prudente, ma considera gli altri molto più indisciplinati.

Non a caso, il voto che gli italiani attribuiscono a sé stessi come guidatori è pari a 7,8 su 10. Quando invece si tratta di giudicare gli altri automobilisti, i punteggi precipitano drasticamente, soprattutto sul rispetto dei limiti di velocità, sull’uso del cellulare e delle cinture di sicurezza.

Un altro elemento significativo riguarda il rapporto con il nuovo Codice della Strada. L’86% degli intervistati approva le nuove norme introdotte, comprese le sanzioni più severe per chi guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o abbandona animali in strada.

Eppure proprio tra le categorie considerate più a rischio — giovani, motociclisti e conducenti di veicoli a noleggio — emerge una minore adesione culturale alle regole. Come se la percezione del limite e del pericolo fosse ancora vissuta come un ostacolo alla libertà individuale e non come uno strumento di tutela collettiva.

Particolarmente interessante anche il dato legato agli incidenti stradali: quasi l’8% degli intervistati dichiara di aver avuto un incidente negli ultimi due anni, ma oltre il 90% di questi continua comunque a utilizzare il cellulare alla guida.

Per l’amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, il messaggio è chiaro: la sicurezza stradale non dipende soltanto da infrastrutture e tecnologia, ma soprattutto dal comportamento individuale.

“La sicurezza di tutti nasce dalla responsabilità di ciascuno”, ha sottolineato Gemme, ribadendo la necessità di investire sempre di più in educazione stradale, formazione e sensibilizzazione. Un percorso che guarda anche all’obiettivo europeo della “Vision Zero”, il piano che punta ad azzerare le vittime della strada entro il 2050.

La ricerca mostra comunque alcuni segnali incoraggianti. Cresce infatti l’utilizzo delle cinture di sicurezza, soprattutto posteriori, passate in pochi anni dal 24% a oltre il 64%. Migliora leggermente anche il rispetto del divieto di sorpasso e diminuisce l’utilizzo improprio del cellulare durante la guida.

Numeri che raccontano un cambiamento lento ma possibile. Perché la vera sfida della sicurezza stradale oggi non riguarda soltanto le norme o le sanzioni, ma il rapporto culturale che ciascun automobilista ha con il senso del limite, della prudenza e della responsabilità verso gli altri.

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