
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 9 Settembre 2026, 15:05
Svolta nell'omicidio di "Diabolik": sette arresti a Roma, Michele Senese accusato di essere il mandante
L'inchiesta della Dda fa luce sull'agguato al Parco degli Acquedotti: il boss diede il via libera per contrasti sulla cocaina e quote mancanti. Ricostruita la trappola tesa da un killer vestito da runner.
Una svolta decisiva riapre il caso dell'uccisione di Fabrizio Piscitelli, lo storico capo ultrà della Lazio conosciuto come "Diabolik", eliminato con un colpo alla nuca il 7 agosto 2019 mentre si trovava su una panchina nel Parco degli Acquedotti, in via Lemonia, a Roma.
Le forze dell'ordine hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone, individuando quale mandante apicale dell'agguato il boss camorristico Michele Senese, figura storica e di primo piano del crimine organizzato nella Capitale.
Secondo la ricostruzione della Procura e della Direzione Distrettuale Antimafia, Senese avrebbe dato l'assenso preventivo all'eliminazione di Piscitelli, nonostante tra i due vi fosse una conoscenza pluriennale testimoniata dal fatto che lo stesso boss e il fratello Gennaro fecero da testimoni di nozze alla vittima.
Alla base del delitto vi sarebbero forti attriti legati al narcotraffico: Piscitelli era considerato un concorrente scomodo, incline ad agire con troppa autonomia nella zona della Tuscolana, e si rifiutava di corrispondere al clan Senese la quota pattuita sui proventi della cocaina.
Una cifra attorno ai 2-3mila euro mensili che i Senese pretendevano a fronte dei volumi d'affari movimentati. Tra le figure di spicco finite in manette c'è anche Leandro Bennato, ritenuto l'organizzatore materiale e il coordinatore dell'esecuzione.
Bennato avrebbe gestito la logistica effettuando i sopralluoghi nel parco, per poi scortare in scooter il presunto esecutore Raul Esteban Calderon. Il piano prevedeva inoltre la collaborazione di Alessandro Capriotti, l'uomo che avrebbe attirato la vittima in trappola fissando un finto appuntamento al parco per consegnarla al sicario, appostato in zona con un abbigliamento da runner.
Il gip di Roma ha evidenziato come l'omicidio sia stato compiuto avvalendosi del metodo mafioso, allo scopo di riaffermare l'egemonia territoriale e criminale del clan. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di omicidio aggravato, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
Dalle carte dell'indagine sono infine emersi gli affari del clan Senese nel settore della ristorazione e i rapporti con l'imprenditore Mauro Caroccia – da cui Piscitelli era stato progressivamente emarginato – vicende entrate di recente nell'alveo di altre cronache giudiziarie.
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