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  • Prima Notizia 24
  • Napoli - Venerdì 18 Settembre 2026, 12:25

Il Sud nella narrazione dei media: un articolo su cinque presenta un tono negativo

Studio del Sugc con la Federico II e l'Università della Svizzera italiana: sotto la lente stereotipi, pregiudizi e la narrazione del divario tra Nord e Sud.

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Un articolo su cinque propone una rappresentazione sfavorevole del Mezzogiorno. È il dato centrale emerso dalla ricerca "L’informazione (s)corretta: giornalismo e narrazione del Sud tra stereotipi e pregiudizi", promossa dal Sindacato unitario giornalisti della Campania insieme al Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II, all’Istituto di Media e Giornalismo dell’Università della Svizzera italiana e all’Osservatorio europeo di giornalismo.

"In questa narrazione quotidiana un articolo su cinque parla in maniera negativa del Mezzogiorno e poi c’è una larga fascia di neutralità dove però i giudizi non mancano. Ecco, noi pensiamo che da parte di chi racconta ogni giorno il Paese, serva un po’ di responsabilità e questa responsabilità deve andare nella direzione giusta, della narrazione di un territorio che invece fa parte di un complesso che purtroppo ancora stenta a decollare", ha sottolineato Claudio Silvestri, segretario generale aggiunto della Fnsi.

L'analisi svolta nella fase iniziale del progetto — condotta su 278 articoli pubblicati tra il primo febbraio e il 31 agosto 2020 — evidenzia come il 21% dei testi mantenga un'impostazione negativa nei confronti del Sud, a fronte del 54% classificato come neutro e del 25% con accezione positiva.

"Durante il Covid abbiamo assistito a una contrapposizione forte all’uso di un linguaggio che continuava a proporci stereotipi e pregiudizi. Potevamo fare dei comunicati stampa come sindacato per denunciare queste situazioni, ma abbiamo voluto indagare il fenomeno ed è emerso che purtroppo noi giornalisti abbiamo una grande responsabilità nel mantenere questi stereotipi, nel riprodurli, non attraverso un pregiudizio eclatante quando scriviamo e raccontiamo, a volte attraverso un linguaggio che viene normalizzato, che sembra neutro, ma neutro non è", ha spiegato Maria Cava, giornalista e project manager del monitoraggio.

I dati mettono in luce la tendenza mediatica ad associare le regioni meridionali a concetti di fragilità, ritardo strutturale e inefficienza, contrapposti alla narrazione del Nord inteso come modello di produttività, innovazione e traino economico del Paese.

"Di fondo si è inconsapevoli, ma allo stesso tempo si agisce riproducendo questa questione. Questa inconsapevolezza poi all’interno della ricerca naturalmente viene smascherata abbastanza facilmente nel momento in cui il tema viene sollevato e pone tutta una serie di problemi di posizionamento da parte del professionista con naturalmente delle differenze più che che sono connaturate nelle logiche di appartenenza a delle dimensioni territoriali che però non rispondono ad una forma discriminativa", ha rilevato Stefano Bory, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all'Ateneo Federico II.

Tra le distorsioni individuate dai ricercatori spicca infine la "naturalizzazione del divario", ovvero la propensione a descrivere i divari tra le due macroaree come limiti storici o geografici insuperabili, oscurando il peso delle scelte politiche ed economiche che hanno determinato tali diseguaglianze.

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