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  • Roma - Sabato 19 Settembre 2026, 12:20

Addio a Sandro Mazzola, il campione che trasformò il calcio in valore e l’Italia in una maglia da onorare

Il presidente della Fondazione Valori d’Italia, Michele Grillo (NELLA FOTO), ricorda la leggenda della Grande Inter e della Nazionale: «Mazzola è stato valore nello sport, nell’impegno, nell’appartenenza e soprattutto nell’essere italiano». Un esempio che supera i trofei e parla ancora alle nuove generazioni.

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di Maurizio Pizzuto

Ci sono campioni che restano negli almanacchi e altri che entrano nella memoria collettiva di un Paese. Sandro Mazzola apparteneva a questi ultimi. La sua scomparsa lascia il calcio italiano senza uno dei protagonisti più rappresentativi della sua storia, ma soprattutto consegna allo sport il compito di custodire e trasmettere ciò che ha rappresentato.

A ricordarlo, mettendo al centro non soltanto il calciatore ma l’uomo, è Michele Grillo, presidente della Fondazione Valori d’Italia.

«Come presidente della Fondazione Valori d’Italia – sottolinea Grillo – sento il dovere di ricordare Sandro Mazzola partendo proprio da una parola: valore. Perché Mazzola è stato valore nello sport, valore nell’impegno, valore nell’appartenenza e, soprattutto, valore nell’essere italiano».

Una riflessione che va oltre le statistiche, pur straordinarie, di uno dei protagonisti della storia del nostro calcio.

Con la maglia dell’Inter Mazzola ha conquistato quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, diventando uno dei simboli della Grande Inter. Con la Nazionale ha partecipato alla conquista dell’Europeo del 1968 e alla cavalcata fino alla finale dei Mondiali di Messico 1970.

Ma per Michele Grillo fermarsi ai numeri significherebbe raccontare soltanto una parte della sua storia.

«Un campione si misura anche attraverso ciò che lascia negli altri. Mazzola ha rappresentato una generazione nella quale la maglia azzurra non era semplicemente una divisa: era un simbolo, un’appartenenza, una responsabilità. Quando la indossava portava con sé il talento di un grande calciatore, ma anche l’orgoglio di rappresentare milioni di italiani».

C’è poi la vicenda personale, inseparabile da uno dei capitoli più dolorosi della storia del calcio italiano.

Sandro era figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga quando lui era ancora bambino. Un cognome enorme, che avrebbe potuto diventare un'eredità difficile da sostenere. Sandro riuscì invece a trasformarlo in responsabilità, costruendo una storia propria e diventando a sua volta uno dei grandi nomi del calcio italiano.

Ed è proprio questo aspetto che, secondo il presidente della Fondazione Valori d’Italia, rende Mazzola una figura capace di parlare ancora ai più giovani.

«Lo sport insegna che il talento da solo non basta. Servono sacrificio, disciplina, rispetto, lealtà, capacità di rialzarsi e di affrontare anche le prove più difficili. Essere campioni non significa soltanto vincere, ma saper essere un esempio».

Una lezione che supera il rettangolo di gioco.

Mazzola appartiene certamente alla storia dell’Inter e della Nazionale, ma la sua eredità appartiene più in generale allo sport italiano e a quella generazione di atleti che ha contribuito a portare il nome del Paese nel mondo.

«La Fondazione Valori d’Italia vuole ricordarlo proprio così – conclude Michele Grillo –: come un uomo che ha saputo portare il nome dell’Italia nel mondo con dignità e orgoglio; come un atleta che ha trasformato il proprio talento in una responsabilità; come un campione che ha saputo diventare memoria collettiva».

Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli. L’Inter saluta una delle sue bandiere. Ma il ricordo di Sandro Mazzola non si esaurisce in una bacheca piena di trofei.

«Oggi il calcio italiano piange un grande campione – conclude Grillo – ma l’Italia saluta qualcosa di più: un uomo che ha dato valore alla parola Sport e onore alla parola Italia».

 
 
 

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