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- Roma - Venerdì 24 Luglio 2026
Caso "Bisteccheria D'Italia", Delmastro: "Le chat dimostreranno la mia totale estraneità"
"Ho subito la macchina del fango, le prerogative parlamentari restano salve". Esplode la bufera politica con la campagna M5S.
"Ora sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione e il deposito delle chat, per altra via, dimostrerà finalmente e senza ombra di dubbio la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche della attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale". Con queste parole l'ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ha commentato la mossa difensiva di Mauro Caroccia, il ristoratore suo ex socio nella gestione del locale romano "Bisteccheria d'Italia", il cui legale ha depositato presso la Procura di Roma una memoria contenente le conversazioni intercorse tra i due.
Non essendo indagato nella vicenda, Delmastro ha colto l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa sull'assedio mediatico e politico subito negli ultimi mesi: "Per mesi, pur non essendo indagato, ho dovuto subire la macchina del fango di esponenti politici le cui amministrazioni locali di riferimento venivano sciolte per infiltrazioni mafiose. Spero che ora si possa discutere seriamente di amministrazioni infiltrate dalla mafia e non di chi, pur non essendo neanche indagato, ha rassegnato le dimissioni per rispetto delle istituzioni".
Il deposito dei messaggi — avvenuto dopo che la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera aveva negato ai magistrati di piazzale Clodio l'accesso diretto ai dispositivi del parlamentare — è stato promosso dall'avvocato Fabrizio Gallo a tutela di Caroccia, attualmente in carcere per una condanna definitiva nell'ambito di un'inchiesta sul clan Senese e indagato per riciclaggio.
Nella memoria consegnata agli inquirenti, la difesa ha sollecitato la consultazione immediata dei messaggi ritenendo che dal testo "si capisce chiaramente chi è il proprietario del locale", elemento considerato determinante per la posizione dell'assistito.
L'avvocato Gallo ha sollevato forti perplessità sul diniego espresso dall'organo parlamentare: "Il Parlamento, negandone l'acquisizione, fa un grosso danno a un cittadino che non può difendersi, visto che Delmastro non è indagato". Per il legale, "non si può trasformare un'immunità parlamentare in un privilegio personale e non si può consentire che una prova favorevole al reo, che coinvolge solo terzi che hanno interloquito con un parlamentare non possa essere acquired pregiudicando altamente il cittadino indagato".
Sul fronte dell'utilizzabilità dibattimentale, il difensore ha ricordato come la Corte Costituzionale si sia espressa nel 2007 ribadendo la prevalenza del diritto alla difesa rispetto alla prerogativa d'immunità.
Mentre la magistratura valuta l'ipotesi di ascoltare l'ex sottosegretario in qualità di persona informata sui fatti, la vicenda continua ad alimentare lo scontro politico. Il Movimento 5 Stelle ha lanciato la campagna social #FuoriLeChat con un conteggio alla rovescia in vista del 30 luglio, data in cui l'Aula di Montecitorio sarà chiamata a votare sulla richiesta d'accesso inoltrata dai magistrati: "Se davvero non c'è nulla da nascondere, non si comprende perché la maggioranza continui a ostacolare l'acquisizione di conversazioni ritenute rilevanti ai fini dell'accertamento dei fatti".
Tensioni si sono registrate anche all'interno del Consiglio regionale della Lombardia, dove la bocciatura di una mozione d'urgenza presentata dal Partito Democratico ha provocato la dura reazione del consigliere dem Paolo Romano: "Questa è omertà di Stato". Un'accusa respinta compattamente dai capigruppo di maggioranza (FdI, Lega, Forza Italia, Lombardia Ideale e Noi Moderati): "Siamo contro ogni forma di mafia e continueremo a sostenere ogni azione volta a contrastarne la presenza e le infiltrazioni".
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