
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 24 Luglio 2026
Medio Oriente, Wsj: "Trump in modalità vendetta contro l'Iran"
Il quotidiano statunitense svela la frustrazione del Presidente americano sui negoziati: "L'Iran capisce solo la forza".
Donald Trump sta perdendo la pazienza sulla guerra in Iran ed è ormai entrato in "modalità vendetta" contro il regime di Teheran. A rivelarlo è il Wall Street Journal, che cita fonti vicine alla Casa Bianca secondo cui il Presidente americano dubiterebbe sempre più della possibilità di giungere a una pace duratura per via diplomatica, convinto ormai che "l'unica lingua che l'Iran capisce è quella della forza militare".
La frustrazione del Tycoon deriverebbe dai continui attacchi iraniani registrati proprio durante i tentativi di dialogo, oltre alla difficoltà di individuare interlocutori chiari all'interno della leadership nemica.
La posizione intransigente di Washington si riflette anche sulle misure economiche annunciate dal Presidente su Truth: "Si prega di considerare la presente dichiarazione come attestazione, fino a nuovo avviso, che d'ora in poi tutti i danni causati alle navi, al carico o a qualsiasi elemento ad essi correlato saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano. Tali danni potrebbero essere molto ingenti, ma ciò nonostante questa è la soluzione più giusta ed equa".
La risposta dell'Iran all'ipotesi di confisca dei beni non si è fatta attendere. Attraverso un messaggio pubblicato su X, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l'iniziativa un "precedente esplosivo", aggiungendo: "L'appropriazione indebita dei beni di un'altra nazione per far fronte a future rivendicazioni non correlate costituisce un precedente esplosivo. Chi si rallegra o trae profitto da tali fondi dovrebbe ricordare: una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro. Il caos che ne consegue non sarà né piacevole né pacifico".
Nel corso di una riunione dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) in Kirghizistan, lo stesso Araghchi ha poi esteso la minaccia a livello globale: "Qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nella commissione di un'aggressione contro l'Iran comporterà la responsabilità internazionale delle parti coinvolte", ha detto, precisando che Teheran "si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nell'ambito della legittima autodifesa".
Sul campo di battaglia, il Comando centrale delle forze USA (Centcom) ha confermato l'avvio della tredicesima notte consecutiva di raid aerei contro installazioni militari dell'IRGC per ridurre le minacce al traffico marittimo. Le esplosioni hanno interessato le città di Ahvaz e Bandar Abbas, mentre a Erbil, nel Kurdistan iracheno, la difesa aerea ha intercettato droni nei pressi dell'aeroporto che ospita le truppe della coalizione.
In risposta all'escalation, le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno diramato un avviso alla popolazione civile affinché mantenga "almeno 500 metri di distanza" dalle basi militari statunitensi e dalle strutture nei centri urbani dove il personale americano si "nasconde per essere al sicuro".
Nel mirino del regime teocratico sono finite anche le basi militari britanniche impiegate per le operazioni. Da Londra, il governo guidato da Andy Burnham ha replicato assicurando che il Regno Unito è "pronto a difendersi 24 ore su 24", ribadendo come la concessione delle proprie basi agli alleati americani sia circoscritta esclusivamente a "operazioni difensive".
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