Ultim’ora

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Brescia - Giovedì 21 Maggio 2026

Meloni: "Non ho cambiato idea sulle spese per la difesa, chi non si difende cede la sovranità"

Dal palco del PalaLeonessa per l'assemblea di Coldiretti, la premier esorta l'Europa a una maggiore rapidità d'azione sul fronte energetico e difende gli investimenti militari. Poi l'affondo sulle riforme Ue: "Serve una nuova fase per non consegnarla all'irrilevanza".

Condividi questo articolo

La definizione degli equilibri macroeconomici continentali e la tutela degli interessi produttivi nazionali rimangono al centro dell'agenda strategica dell'esecutivo.

In occasione dell'assemblea di Coldiretti ospitata al PalaLeonessa di Brescia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato la rotta del governo sulle principali sfide comunitarie, affrontando i nodi caldi del Patto di Stabilità, della transizione energetica e degli investimenti nei sistemi di sicurezza, davanti a una platea di rappresentanti del mondo agricolo e imprenditoriale.

La premier ha aperto il suo intervento sollecitando le istituzioni di Bruxelles a una profonda revisione delle tempistiche e degli strumenti di flessibilità contabile, proponendo di equiparare le risorse destinate all'approvvigionamento energetico a quelle investite nel comparto militare: “Dobbiamo chiedere all’Europa anche una velocità nella sua capacità di reazione sul tema dell’energia. Si diceva il Patto di stabilità” e “la capacità di derogare, di considerare l’energia alla stregua delle spese sulla difesa. Qualcuno dice che la Meloni ha cambiato idea, io non ho mai cambiato idea. Non ho cambiato idee sulle spese sulla difesa, dobbiamo garantire un equilibrio tra necessità” e “la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini e delle imprese”.

Entrando nel merito del dibattito sul riarmo e sulla sicurezza collettiva, la leader di Fratelli d'Italia ha risposto direttamente alle critiche delle opposizioni sulla rimodulazione dei fondi pubblici, rivendicando la coerenza del proprio percorso politico, pur ammettendo la complessità del dossier agli occhi dei contribuenti: “Noi stiamo cercando a 360 gradi di chiedere all’Europa una velocità nella sua capacità di reazione. Sul tema dell’energia si diceva del Patto di stabilità, la National Escape Close, quindi la capacità di derogare, considerare l’energia alla stregua di come oggi consideriamo le spese sulla difesa. Qualcuno dice ‘Meloni ha cambiato idea’… Guardate, io non ho mai cambiato idea, per me è abbastanza difficile cambiare idea, e non ho cambiato idea sulla difesa e so che questo è un tema impopolare”.

L'analisi della presidente del Consiglio si è poi spostata sul concetto di indipendenza strategica delle nazioni occidentali nello scacchiere geopolitico contemporaneo, sottolineando come l'autonomia di un Paese sia strettamente legata alla sua forza deterrente: “Quello che noi dobbiamo capire, purtroppo, e una persona seria e un leader serio ha il dovere di dire le cose come stanno, è che le nazioni che non sono in grado di difendersi, non sono nazioni libere. Le nazioni che non sono in grado di difendere sono nazioni che cedono la loro sovranità. Le nazioni che chiedono a qualcun altro di occuparsi della loro sicurezza, quando c’è da difendere i loro interessi nazionali purtroppo devono dare la priorità a qualcun altro”.

La premier ha comunque precisato la necessità di calibrare gli sforzi finanziari per non soffocare l'economia reale, trovando un punto d'incontro tra la protezione dello Stato e il sostegno immediato alle famiglie e alle attività industriali: “Non ho cambiato idea sulle spese della difesa, però se noi oggi non siamo in grado di difendere i nostri cittadini e le nostre imprese, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere e quindi dobbiamo creare un equilibrio tra le necessità di difenderci e di garantire la nostra sicurezza intesa in senso stretto e la nostra capacità di répondre ai bisogni delle imprese e dei cittadini che rappresentiamo”.

In chiusura del suo discorso nel capoluogo lombardo, Meloni ha allargato lo sguardo al futuro dell'integrazione comunitaria, invocando un radicale cambio di marcia che rimetta al centro il pragmatismo e la sussidiarietà, allontanando l'Europa da derive ideologiche: “Serve per l’Europa una nuova fase. Di questo sono a maggior ragione convinta oggi. Penso che questo si debba essere il tempo del realismo, che debba essere il tempo delle priorità sensate, della sussidiarietà, delle scelte in linea con i bisogni dei cittadini e con le necessità delle imprese. Per quanto possa sembrare difficile, non ci manca il coraggio, non ci manca la determinazione per rivendicare questo cambio di passo, per costruire questo cambio di passo. Nel tempo in cui viviamo non è un’opzione, è l’unica scelta possibile se noi non vogliamo che l’Europa venga consegnata all’irrilevanza della storia. Per cui chi combatte queste battaglie oggi è il vero europeista”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24

iscriviti alla newsletter PN24

Ricevi aggiornamenti, notizie, direttamente sulla tua casella email iscrivendoti alla newsletter settimanale Prima Notizia 24.

Iscriviti