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  • Roma - Giovedì 21 Maggio 2026

Nato, Rubio attacca gli alleati: "Gli Usa e il Presidente delusi". La Germania: "Ci assumiamo le nostre responsabilità di leadership"

Il segretario di Stato americano critica il freno europeo sul nucleare di Teheran, mentre Berlino accelera sulla spesa militare per coprire il ridimensionamento delle truppe d'oltreoceano. Da Helsingborg, il segretario Rutte promuove il modello di difesa totale della Svezia.

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I rapporti interni ai blocchi occidentali registrano una fase di profonda riorganizzazione strategica e finanziaria, sotto la spinta delle nuove priorità fissate dall'amministrazione d'oltreoceano.

Alla vigilia del vertice ministeriale dell'Alleanza Atlantica in programma nel Vecchio Continente, i vertici diplomatici statunitensi non hanno nascosto il forte dissenso nei confronti dei partner europei, accusati di eccessiva prudenza davanti ai dossier caldi della geopolitica asiatica e mediorientale.

A dare voce a questo malumore è stato il capo del Dipartimento di Stato, evidenziando una distanza di vedute che investe i massimi livelli istituzionali: “Gli Stati Uniti e il presidente sono delusi dalla Nato”, ha esordito Marco Rubio, aggiungendo poi a ridosso del decollo che “il presidente è molto deluso”.

Il fulcro della polemica risiede nella gestione delle risposte da opporre al potenziale riarmo atomico della repubblica islamica, una minaccia che, secondo Washington, graverebbe in modo diretto proprio sulle capitali europee. Il segretario di Stato ha rimarcato come la Casa Bianca si sia mossa chiedendo un'azione formale, senza pretendere sforzi operativi sul campo ai singoli membri: “Il presidente è molto deluso, e lo capisco. Ci sono molti paesi nella Nato che sono d'accordo con noi sul fatto che l'Iran non possa avere l'arma nucleare. Il presidente ha quindi detto: ok allora farò qualcosa al riguardo. Non chiede loro di impegnare truppe e aerei da combattimento”.

Davanti a questo quadro, ha concluso Rubio contestando l'inerzia degli alleati, “questo ma si sono rifiutati di fare qualsiasi cosa”, ricordando infine che “l'Iran ha missili che possono raggiungere l'Europa”.

Dal canto suo, l'asse franco-tedesco si muove per colmare il vuoto logistico determinato dalla parziale riduzione dei contingenti americani in Europa, una mossa legata al progressivo spostamento del focus statunitense verso l'area del Pacifico. “La Germania si assume le proprie responsabilità di leadership. È chiaro: man mano che le capacità europee aumentano, anche i compiti all'interno dell'Alleanza devono cambiare”, ha replicato il titolare della diplomazia di Berlino, Johann Wadephul, prima dell'apertura dei lavori a Helsingborg.

Il piano tedesco punta a ridefinire i pesi all'interno della struttura militare in modo che “l'obiettivo sia una nuova ripartizione degli oneri che corrisponda al potenziale economico e militare della Germania e dell'Europa”, legando il progetto all'ambizioso traguardo di portare gli stanziamenti della difesa al 5% del Prodotto Interno Lordo.

Le sfide strutturali non sembrano comunque inficiare la tenuta del coordinamento difensivo, che secondo il segretario generale Mark Rutte segue un percorso predefinito e privo di contraccolpi immediati.

Il leader della Nato ha minimizzato la portata del disimpegno americano, definendo le rotazioni una procedura ordinaria in atto da mesi proprio per spingere l'Europa a fare di più in un'ottica di medio periodo. Il focus si è poi spostato sulle strategie di sicurezza civile adottate dai nuovi ingressi nell'alleanza, con particolare riferimento ai sistemi di protezione messi in campo a Stoccolma.

“Abbiamo assistito alla stretta collaborazione tra autorità pubbliche, servizi di emergenza, forze armate e il settore privato. È stato ed è davvero impressionante. Ed è proprio questo, a mio avviso, il vero significato di resilienza. Ed è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nell'attuale contesto di sicurezza”, ha sottolineato Rutte parlando alla stampa accanto al primo ministro svedese Ulf Kristersson.

Il vertice dell'alleanza ha ribadito che la stabilità dei territori non può prescindere da una mobilitazione trasversale delle risorse civili, indicando l'integrazione svedese come l'esempio da seguire. “La difesa non riguarda solo le forze armate. Riguarda anche il mantenimento del funzionamento della società, la protezione delle persone, la sicurezza delle infrastrutture critiche e il mantenimento delle forniture. In breve, si tratta di garantire che ogni parte della società sia preparata. E la Svezia comprende molto bene che la sicurezza riguarda l'intera società”, ha proseguito il segretario generale della Nato, per poi trasferirsi con Kristersson nel polo didattico di Revinge, nella Scania.

Lì i leader hanno incontrato i cittadini richiamati per i corsi di aggiornamento periodico, tra cui Beatrice Granlöf, impiegata bancaria di 39 anni attiva nei vigili del fuoco ausiliari: “Ho aggiornato le mie competenze come vigile del fuoco, oltre ad aver seguito una formazione in ambito militare che non riceviamo durante l'addestramento ordinario”, ha spiegato la donna, aggiungendo che le lezioni sul campo le hanno dato la certezza di come comportarsi in situazioni di crisi: “Quando sono arrivata qui e ho ricevuto gli ultimi aggiornamenti mi sono resa conto che la situazione è grave e di quanto sia importante collaborare e sostenerci a vicenda all'interno della comunità: sono davvero felice di farne parte e di poter dare il mio contributo. Sappiamo cosa ci aspetta, sappiamo dove andare e cosa fare”.

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