
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 20 Luglio 2026
Trump blinda Netanyahu negli Usa: "Non sarà arrestato in nessuna circostanza"
Il presidente americano risponde al sindaco di New York. Intanto prosegue la guerra totale con l'Iran: nona notte di raid statunitensi, tensioni su Hormuz e Houthi bloccano l'Arabia.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu "non verrà arrestato, in alcun modo o circostanza, mentre si trova negli Stati Uniti". Lo ha affermato Donald Trump sul proprio canale social Truth, chiudendo drasticamente alla possibilità sollevata dal sindaco di New York, Zohran Mamdani, su un potenziale fermo del primo ministro qualora sbarcasse nella metropoli per l'assemblea generale dell'Onu.
Nello stesso intervento, il leader della Casa Bianca ha voluto spostare l'attenzione sui veri bersagli internazionali, aggiungendo che "gli unici a dover essere arrestati sono coloro che hanno trascinato l'Iran in questa inedita spirale di morte e distruzione, una questione che avrebbe dovuto essere affrontata anni fa dai precedenti presidenti".
Sullo scacchiere mediorientale la situazione bellica è precipitata: per la nona notte consecutiva gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova ondata di attacchi contro l'Iran colpendo "centri di comando militari, i siti di difesa aerea e sorveglianza costiera, quelli per il lancio di droni e le reti di comunicazione".
Rientrando a Washington, lo stesso Trump ha rivendicato i raid spiegando che "abbiamo colpito duramente l'Iran in onore dei soldati caduti", inviando poi un monito definitivo su Truth: "Ogni volta che l'Iran uccide un soldato americano, pagherà per la sua morte molte volte! Ho trasmesso questa direttiva al segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Presidente dei Capi di Stato Maggiore Congiunti, Daniel Caine, e a tutti i leader dell'esercito".
Nonostante i bombardamenti – che secondo le autorità locali hanno centrato diverse aree nella città portuale di Bushehr, sede dell'unica centrale nucleare civile del Paese – Teheran ha fatto sapere che proseguono gli scambi diplomatici con gli Usa tramite i mediatori, i quali avrebbero proposto una tregua di 10 giorni per rilanciare un accordo provvisorio.
Sul campo, però, i Guardiani della Rivoluzione hanno contrattaccato dichiarando di aver distrutto installazioni radar e droni MQ-9 americani in Kuwait e di aver bersagliato aerei Usa in Giordania.
Altissima tensione anche nello Stretto di Hormuz, dove il gas è schizzato a 60 euro al megawattora dopo che i pasdaran hanno bloccato ed esploso colpi contro due petroliere che cercavano di transitare "senza permesso" di Teheran.
Sul punto, il Segretario di Stato Marco Rubio, prima di imbarcarsi per le Filippine, ha ribadito che gli Usa "fanno e faranno il necessario" ma "gli altri Paesi devono fare di più" per dividere l'onere finanziario e militare della sicurezza marittima.
A complicare il quadro geopolitico, i ribelli yemeniti Houthi hanno proclamato un embargo totale verso l'Arabia Saudita basato sul principio "occhio per occhio", mentre Hamas ha eletto Khalil al-Hayya come successore di Yahya Sinwar.
Infine, la striscia di sangue tocca nuovamente Gaza, dove i raid israeliani a Khan Yunis e Gaza City hanno provocato quattro morti e numerosi feriti.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














