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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Ucraina, Mosca: raid di Kiev su un dormitorio a Lugansk, 6 morti. Putin ordina rappresaglia militare

Il Cremlino accusa Kiev e i partner occidentali della Nato di voler sabotare i canali diplomatici. Il ministero degli Esteri di Mosca: "Nessuno nell'edificio era coinvolto in combattimenti".

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Sono 6 i morti finora accertati (a cui si aggiungono 39 feriti e 15 persone che risultano ancora disperse) a seguito del violento bombardamento aereo che nella serata di ieri ha sventrato una struttura civile nella regione di Lugansk, territorio sotto la gestione della Federazione Russa.

Lo stabilimento colpito, un alloggio per studenti situato nella località di Starobilsk, è stato preso di mira da uno stormo di velivoli senza pilota guidati dalle forze di sicurezza ucraine, innescando un'immediata crisi logistica e di soccorso sul terreno.

La gravità dello scenario ha spinto il presidente Vladimir Putin a intervenire pubblicamente tramite l'agenzia Ria Novosti, definendo l'accaduto un "attacco terroristico" orchestrato direttamente dal "regime neonazista cha ha preso il potere a Kiev".

Il capo del Cremlino ha posto l'accento sulla precisione chirurgica dell'azione balistica per escludere qualsiasi errore di traiettoria: "L'attacco non è stato accidentale, è avvenuto in tre ondate, con 16 droni, che hanno colpito tutti lo stesso sito".

Secondo la lettura strategica offerta da Putin, l'incursione di Kiev contro obiettivi non militari sarebbe dettata da fattori di debolezza sul campo di battaglia: "La ragione del comportamento criminale del regime di Kiev è chiara. E' il suo continuo fallimento al fronte, l'abbandono di posizioni, di insediamenti, di territori".

Di fronte a questo scenario, Putin ha formalizzato il passaggio a una fase di risposta militare attiva, superando i tradizionali canali diplomatici: "Ci rendiamo conto che in tali casi è impossibile limitarsi alle dichiarazioni del ministero degli Esteri. Pertanto, al ministero della Difesa è stato ordinato di sottoporre le scommesse".

Sul fronte delle relazioni internazionali, il ministero degli Esteri di Mosca ha diramato una nota ufficiale per denunciare come l'attacco al dormitorio mini in modo diretto gli sforzi di pace in Ucraina. I portavoce del dicastero hanno puntato l'indice sia contro i comandi ucraini sia contro i loro partner occidentali della Nato, preannunciando una reazione inflessibile: "I responsabili saranno identificati e subiranno l'inevitabile e severa punizione", precisando che nei loro confronti "non vi sarà pietà".

Il documento diplomatico rimarca l'assoluta assenza di installazioni belliche nel quadrante interessato dalle esplosioni: "L'attacco non può essere stato accidentale. È stato un attacco deliberato contro la population civile, nello spirito dei nazisti tedeschi. Nessuno nell'edificio era o poteva essere coinvolto in combattimenti e non ci sono siti militari vicini al college".

Secondo l'analisi tecnica fornita dalle autorità di Mosca, le operazioni aeree sarebbero state pianificate ed eseguite "con armamenti a lunga gittata forniti a Kiev da Paesi della Nato" e condotte sul campo "con l'assistenza tecnica di specialisti stranieri da ben conosciuti Paesi alleati". In virtù di questo quadro complessivo, la diplomazia del Cremlino attribuisce interamente alla controparte il blocco dei tentativi di distensione: "Commettendo atrocità contro i ragazzi di Starobilsk, il regime di Kiev e i suoi gestori accettano la piena responsabilità per la escalation delle ostilità e per il fatto di minare gli sforzi politici e diplomatici per risolvere il conflitto".

Poco prima che l'emergenza riesplodesse a Lugansk, Vladimir Putin aveva diffuso una nota programmatica — veicolata tramite la piattaforma Max sui canali istituzionali del partito Russia Unita — incentrata sulla visione russa degli equilibri mondiali. Nel testo del messaggio, rivolto a un seminario di studi geopolitici, il leader russo ha specificato che la Russia sostiene la formazione di un sistema di sicurezza equo e indivisibile: "Il nostro Paese sostiene con coerenza e tenacia la formazione di un sistema internazionale di sicurezza equo e indivisibile che escluda metodi di dittatura o coercizione e garantisca una risoluzione politica e diplomatica pacifica di qualsiasi controversia e contraddizione tra Stati".

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