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- Campobasso - Giovedì 7 Maggio 2026
Campobasso, morte avvelenate: dietro gli omicidi un "possibile movente familiare"
Svolta nel giallo di Campobasso: gli inquirenti stringono il cerchio sui rapporti interni alla famiglia Di Vita. Decisivi i segreti nei cellulari e i "non detti" sulla cena del 23 dicembre.
Il mistero che avvolge la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita si sposta dalle corsie d'ospedale alle mura domestiche: dietro il duplice omicidio per avvelenamento da ricina, la Squadra Mobile di Campobasso vede ora un “possibile movente legato a questioni familiari”.
Non si tratterebbe dunque di una tragica fatalità, ma di un piano deliberato su cui la Procura di Larino sta cercando prove schiaccianti tra i dati digitali e le testimonianze incrociate.
Il cuore dell'indagine batte tra i file della copia forense del telefono di Alice Di Vita, la figlia maggiore, e i dispositivi sequestrati nell'abitazione di via Risorgimento, rimasta sotto sigilli dal 28 dicembre. Gli esperti informatici cercano tracce di ricerche sulla tossina o messaggi che possano tradire tensioni insanabili, mentre il Centro antiveleni di Pavia ha già messo il timbro scientifico sull'arma del delitto: la ricina, una sostanza che non lascia scampo.
Resta centrale la posizione di Laura Di Vita, la cugina che sarà ascoltata per la quarta volta in pochi mesi. Il suo ruolo di confidente della famiglia e la sua presenza nei momenti critici la rendono una testimone chiave per ricostruire la cena del 23 dicembre, data sospetta dell'avvelenamento.
Gli inquirenti cercano di capire se in quella serata si sia consumato l'ultimo atto di un dramma covato nel silenzio, cercando di superare le reticenze e le eventuali contraddizioni emerse nelle deposizioni finora raccolte.
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