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  • Genova - Mercoledì 3 Giugno 2026

Caso Beatrice, la madre piange davanti al Gip: "Non ho mai picchiato le mie figlie". Silenzio tattico per il compagno

Il legale del padre biologico di Beatrice ha contestato la gravità delle accuse, auspicando un inasprimento dell'imputazione a omicidio intenzionale.

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Le porte delle sale colloqui del carcere di Genova si sono aperte per i primi e drammatici confronti formali davanti all'autorità giudiziaria, delineando le prime strategie processuali dei due indagati per la fine della piccola Beatrice, la bimba di due anni stroncata dalle percosse.

Davanti al giudice per le indagini preliminari e al pubblico ministero, Emanuela Aiello, la madre della vittima, ha scelto di non sottrarsi alle domande, affrontando un lungo esame nel quale ha professato con forza la propria totale estraneità a condotte brutali contro la sua stessa prole.

Stando a quanto riferito dal suo collegio difensivo, composto dagli avvocati Bruno di Giovanni e Laura Corbetta, la donna è apparsa visibilmente scossa, scoppiando in lacrime durante l'audizione: “Non ho mai mai messo le mani addosso alle sue figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei confronti delle figlie”.

Il legale ha confermato il mantenimento della misura di massima cautela in cella, prendendo atto del recente inasprimento del reato: “Abbiamo preso atto che è stato modificato il capo di imputazione. Purtroppo gli atti non ci sono stati ancora forniti. Aiello ha risposto a tutte le domande del gip e del pm, si è commossa e ha pianto al ricordo di Beatrice”.

Di segno diametralmente opposto, sul piano della condotta processuale, è stato il faccia a faccia che ha riguardato il quarantaduenne Emanuel Iannuzzi, anch'egli destinatario della medesima custodia cautelare in carcere. L'uomo, scortato dagli agenti di polizia penitenziaria, ha preferito trincerarsi dietro un assoluto silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere su stretto suggerimento dei propri legali, gli avvocati Maria Gioffrè e Cristian Urbini. Una decisione di carattere strettamente tecnico, motivata dalla mancata conoscenza dell'intero fascicolo probatorio e, in particolare, dei file multimediali estratti dagli smartphone sequestrati, indicati dagli inquirenti come determinanti.

I difensori hanno spiegato che l'assistito “continua a dichiararsi assolutamente innocente e avrebbe voluto rendere le proprie dichiarazioni”, ma che “non abbiamo ancora gli atti di conseguenza la scelta più logica è farlo avvalere. E' sconvolto e sotto choc ma continua a dichiararsi innocente. Il non rispondere è dipeso dalla scelta difensiva”.

Sul materiale digitale, il collegio ha ribadito la linea di massima cautela: “non abbiamo ancora avuto quei video. Tutti ne parlano, ma la difesa non li ha visti e non ne è materialmente in possesso. Non possiamo quindi tenere una linea difensiva né esprimere un'opinione su elementi che sono stati indicati come prove schiaccianti ma che allo stato non ci sono ancora stati consegnati. Nel pomeriggio dovrebbero arrivare quantomeno gli atti documentali, mentre i video arriveranno prossimamente”.

Gli stessi avvocati hanno predicato prudenza anche sul fronte del materiale esplosivo rinvenuto nella cantina del padre di Iannuzzi, precisando che la detenzione del tritolo risalirebbe a epoche remote e che l'anziano congiunto ha già fornito ampie giustificazioni.

A margine dei corridoi del tribunale è risuonata invece la formale e durissima presa di posizione della parte offesa, rappresentata dal padre biologico della bambina, Maurizio Rao, attualmente ristretto per altre vicende. Il suo difensore, l'avvocato Mario Ventimiglia, ha contestato aspramente l'attuale perimetro giuridico dell'inchiesta, ritenendo la contestazione di maltrattamenti con esito fatale del tutto inadeguata rispetto alla ferocia dei colpi inferti sul corpo di un soggetto indifeso.

Il legale ha espresso l'auspicio che il quadro d'accusa venga presto rimodulato nella più pesante fattispecie di omicidio intenzionale: “Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno allo Iannuzzi l'omicidio volontario della bambina”.

Ventimiglia ha concluso rimarcando come Rao si aspetti che la sua ex compagna rompa ogni reticenza e collabori pienamente con la giustizia, rievocando inoltre un unico e violento precedente telefonico avvenuto tra il genitore naturale e lo Iannuzzi, culminato con gravi minacce verbali da parte di quest'ultimo mentre l'uomo cercava di interloquire dal carcere con le figlie maggiori.

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