
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 10 Agosto 2026, 12:35
Fronda contro Infantino: Uefa, Concacaf e Afc attaccano il presidente Fifa
Ceferin, Montagliani e Al Khalifa firmano una dura lettera aperta contro il piano di privatizzazione dei Mondiali: "Errore di giudizio e fiducia tradita con l'inganno".
Non si placa la bufera ai vertici del calcio internazionale attorno alla figura di Gianni Infantino. Dopo il tentativo, poi rientrato, di cedere a soggetti privati quote dei tornei mondiali, tre delle principali confederazioni globali – Uefa, Concacaf e Afc – hanno lanciato un durissimo attacco frontale verso la gestione del numero uno della Fifa.
I presidenti Aleksander Ceferin, Victor Montagliani e Salman Bin Ibrahim Al Khalifa hanno diffuso una lettera aperta per denunciare la condotta dei vertici di Zurigo, richiamando l'organizzazione ai propri doveri verso le istituzioni sportive.
"La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Chiediamo che questa unità ora venga onorata, per una leadership che sia al servizio del calcio, non che cerchi di dominarlo", esordisce il documento congiunto.
Nel testo si evidenzia come la gestione del movimento debba rimanere collegiale, respingendo ogni deriva personalistica: "Il calcio è la più grande passione condivisa al mondo. Non appartiene a nessun individuo e nessuna istituzione, appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle federazioni e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro. È con questo spirito che parliamo collettivamente oggi. La crescita registrata nell’ultimo decennio è stata reale, ma questo progresso non è mai stato opera di un singolo individuo. È stato il prodotto della Fifa, delle confederazioni, delle federazioni affiliate e delle migliaia di persone che dedicano la propria vita a questo sport".
Le tre confederazioni precisano di non voler mettere in discussione i traguardi o le riforme già approvate, dalle assegnazioni delle Coppe del Mondo 2030 e 2034 fino all'allargamento dei format dei tornei. "Non si tratta di soldi. Le confederazioni hanno già chiesto una distribuzione responsabile delle ingenti riserve Fifa per rafforzare ulteriormente gli investimenti nello sviluppo delle federazioni affiliate. Né si tratta di riconsiderare l’espansione delle competizioni, l’assegnazione della Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Queste decisioni sono state prese insieme e devono rimanere valide. Si tratta di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del gioco e di coloro che sono stati eletti per guidarlo".
Il punto di rottura resta il contestato progetto di apertura ai capitali privati, poi congelato dalla Fifa. "La leadership nel calcio non è un possesso, non si tratta di detenere o pretendere il potere. È un dovere di servizio verso la famiglia del calcio che glielo affida. Quando la fiducia viene tradita con l’inganno, quando un individuo si pone al di sopra del collettivo che gli ha affidato l’autorità, quel dovere viene meno", affondano Ceferin, Montagliani e Al Khalifa.
I firmatari respingono inoltre le giustificazioni fornite da Zurigo nelle ultime comunicazioni ufficiali. "La recente lettera della Fifa ai suoi vicepresidenti e alle 211 federazioni aderenti riconosce che sono stati commessi errori nel processo, parla di fallimento della comunicazione quando invece ciò a cui il calcio ha assistito è stato un errore di giudizio. Una proposta avanzata in tempi ristretti, senza una consultazione significativa e con una scadenza fissata prima che le federazioni affiliate potessero esaminarne adeguatamente i termini non è frutto di una svista, bensì di una strategia volta a limitarne il controllo. Non è stato riconosciuto che la proposta stessa fosse intrinsecamente errata, non si riconosce ancora che sia stato un grave errore di valutazione, non solo un errore procedurale ma una fondamentale violazione di fiducia nei confronti delle stesse istituzioni che la Fifa è chiamata a servire".
Per fare chiarezza sull'accaduto, Uefa, Concacaf e Afc sollecitano l'intervento di organi esterni alla federazione internazionale. "La Fifa si è impegnata a presentare un rapporto completo su questi eventi al Consiglio, omettendo ancora una volta di riconoscere che una corretta governance, di fronte a una così grave mancanza di giudizio, richiederebbe che tale revisione fosse condotta da una parte terza complementare e indipendente, non dalla Fifa stessa, dal suo staff o da qualsiasi altro soggetto coinvolto nel mondo del calcio".
Contestata anche la gestione degli incontri riservati tra i vertici, come il recente vertice tenutosi in Nord Africa: "Anche la lettera della Fifa conferma che alla riunione dei vertici in Marocco era presente un solo funzionario eletto. Nessun membro del Consiglio o delle federazioni affiliate è stato invitato a partecipare. Era presente solo il Consiglio direttivo, composto da alti dirigenti della Fifa. Questo recente incontro, non con l’intero Comitato, è stato convocato all’estero, anziché a Zurigo nel cuore della Fifa, cosa che non fa che rafforzare queste preoccupazioni e che rappresenta la continuazione dello stesso modello di condotta che ci ha portato a questo punto".
La presa di posizione si chiude con un richiamo al senso di responsabilità istituzionale. "Non è la condotta di un custode del gioco, ma di chi crede che il gioco sia responsabile nei suoi confronti. C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste non sono le qualità che il calcio merita dai suoi dirigenti. Ecco perché abbiamo preso questa posizione: non alla leggera e non da soli, ma insieme, e per dovere verso il gioco che serviamo".
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