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  • Roma - Mercoledì 5 Agosto 2026, 14:45

Giorgetti: "Il Programma Safe nasce per i sistemi di difesa comuni, Italia apripista in Ue"

"L'Italia guida la sicurezza ma serve responsabilità, scostamento fino allo 0,9% per la difesa e 0,6% per l'energia. A settembre la stima, a ottobre il voto parlamentare". Centrodestra presenta risoluzione unitaria.

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L'Italia si appresta a richiedere alla Commissione europea l'attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Safe), puntando a combinare le spese per i sistemi di difesa comuni e la sicurezza energetica.

Intervenendo in replica alla Camera dopo le comunicazioni ufficiali, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha chiarito la tabella di marcia del governo: l'istanza preliminare inviata a Bruxelles entro metà agosto, la valutazione UE a settembre, la raccomandazione formale dell'Ecofin ad ottobre e, solo successivamente, la richiesta di scostamento di bilancio al Parlamento italiano.

Nel delineare la strategia di finanza pubblica, Giorgetti ha specificato i contorni finanziari della richiesta. "Noi sicuramente chiederemo tutto il massimo della sicurezza energetica, cioè lo 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Sulla parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%", ha dichiarato il titolare di via XX Settembre. Il ministro ha ricordato che la clausola originaria prevedeva fino all'1,5% annuo per la difesa, ma l'Italia ha ottenuto di poter destinare una quota fino allo 0,6% complessivo alla sicurezza energetica.

Un successo negoziale che Giorgetti rivendica con forza: "L'Italia è molto rispettata in Europa, almeno per quanto riguarda le materie che tratto, ed è testimoniato dal fatto che abbiamo ottenuto una deroga su cui molti ironizzavano anche in quest'aula".

Il passaggio chiave resta tuttavia legato ai vincoli del Patto di stabilità e alla procedura per deficit eccessivo. La Commissione valuterà le richieste a settembre e il Consiglio UE formalizzerà l'autorizzazione a ottobre. In seguito a questa raccomandazione, il governo presenterà al Parlamento la relazione per l'autorizzazione allo scostamento di bilancio ai sensi dell'articolo 6 della legge 243 del 2012. "Lo scostamento che andremo a proporre al Parlamento a settembre-ottobre sarà lì definito in termini puntuali, sia quantitativi sia di temporalizzazione", ha spiegato il ministro, sottolineando che "molto si interseca rispetto all'uscita dalla procedura per deficit eccessivo che sarà formalizzata soltanto a fine settembre. Siccome questo scostamento verrà autorizzato dal Consiglio dell'Ue solo se garantirà la sostenibilità della finanza pubblica nel lungo periodo, noi dobbiamo sapere in funzione degli esiti di questa procedura se la sostenibilità può essere garantita".

Rivolgendosi all'Aula, Giorgetti ha difeso la scelta politica della misura, rispondendo anche ai rilievi delle opposizioni su possibili rimodulazioni dei sistemi d'arma e sui costi strategici. "Non è semplice, è anche sicuramente impopolare, è una scelta difficile venire a chiedere lo scostamento per la difesa. Credo che in passato se avessimo assunto scelte difficili e impopolari anche in materia di energia non saremmo in condizioni di dipendenza e non autonomia sulla sovranità", ha affermato. "Credo però che la politica significhi assunzione di responsabilità: io ho giurato sulla Costituzione e all'articolo 52 c'è scritto che è sacro dovere del cittadino la difesa. Davanti al dovere non si scantona, non si scappa, non si diserta e per questo motivo io sono qui oggi".

Sul fronte parlamentare, i quattro gruppi di maggioranza hanno depositato una risoluzione unitaria firmata per impegnare l'esecutivo su due binari trasparenti: fissare il limite per la resilienza e la sicurezza energetica allo 0,6% del Pil e contenere l'incremento della spesa per la difesa entro lo 0,9% del Pil, valutando il ricorso al programma Safe per ottenere le migliori condizioni di finanziamento. Il documento impegna inoltre l'esecutivo a trasmettere la relazione per lo scostamento dal percorso di spesa netta fissato nel Piano strutturale di bilancio subito dopo la decisione del Consiglio europeo di ottobre.

Dopo la conclusione del dibattito e della replica del ministro alla Camera, con la presenza in aula dei ministri Foti e Mazzi, del viceministro Leo e dei sottosegretari Freni e Albano, le comunicazioni del governo e il voto sulle risoluzioni si sposteranno nel pomeriggio al Senato.

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