Ultim’ora

Ascolta il giornale radio

Primo Piano

  • Prima Notizia 24
  • Roma - Venerdì 14 Agosto 2026, 10:35

Migranti, il governo accelera sui rimpatri: la strategia italiana punta su controlli e riduzione degli sbarchi

La politica migratoria torna al centro dell’agenda dell’esecutivo. Nel 2026 diminuiscono gli arrivi irregolari mentre Roma punta a rendere più efficaci espulsioni e rimpatri. Sullo sfondo resta il confronto europeo sulla gestione delle frontiere esterne e sulla redistribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri.

Condividi questo articolo

di Stefano Orlandi

Controllare gli ingressi, ridurre le partenze irregolari e soprattutto rendere effettivi i provvedimenti di espulsione. È su questi tre fronti che il governo italiano sta concentrando una parte significativa della propria politica migratoria, in una fase nella quale il dossier immigrazione è tornato con forza al centro del confronto europeo.

Il dato che maggiormente caratterizza il 2026 è la diminuzione degli arrivi. Le statistiche diffuse dal Ministero dell’Interno consentono di seguire quotidianamente l'andamento degli sbarchi e dell'accoglienza, mentre anche i dati europei indicano una contrazione degli attraversamenti irregolari delle frontiere dell'Unione.

È un quadro che modifica almeno in parte la natura dell'emergenza. La questione non riguarda infatti soltanto quante persone riescano a raggiungere le coste italiane, ma anche la capacità dello Stato di distinguere rapidamente chi ha diritto alla protezione internazionale da chi, non possedendo i requisiti per rimanere, deve lasciare il territorio nazionale.

Ed è proprio sui rimpatri che Palazzo Chigi sembra intenzionato a imprimere un'accelerazione.

La linea politica dell'esecutivo rimane quella annunciata fin dall'inizio della legislatura: contrasto all'immigrazione irregolare, accordi con i Paesi di origine e di transito, procedure più rapide e maggiore efficacia nell'esecuzione delle espulsioni. Nel febbraio scorso il Consiglio dei ministri ha inoltre approvato un intervento definito dal governo come una riforma organica degli strumenti di contrasto all'immigrazione illegale.

La partita decisiva, tuttavia, si gioca anche fuori dai confini italiani.

Un rimpatrio non dipende esclusivamente dalla decisione delle autorità italiane. Servono l'identificazione della persona, il riconoscimento da parte dello Stato di provenienza, documenti validi e una collaborazione diplomatica capace di rendere concretamente eseguibile il provvedimento. È questo uno dei motivi per cui il governo considera strategici gli accordi con i Paesi africani e mediterranei.

La politica italiana sull'immigrazione sta inoltre cercando di trasferire una parte crescente del confronto a Bruxelles. Nei giorni scorsi Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno rilanciato la necessità di una strategia europea maggiormente orientata al controllo dell'immigrazione irregolare, un'iniziativa che ha mostrato come il tema non appartenga più esclusivamente alla tradizionale contrapposizione fra destra e sinistra.

Ed è forse questo uno degli elementi politicamente più significativi della fase attuale. L'immigrazione sta diventando sempre più un problema europeo prima ancora che nazionale: controllo delle frontiere esterne, rapporti con i Paesi terzi, diritto d'asilo, rimpatri e movimenti secondari all'interno dell'Unione sono tasselli dello stesso mosaico.

I numeri, nel frattempo, meritano una lettura priva di semplificazioni.

La diminuzione degli ingressi irregolari registrata nel 2026 non riguarda soltanto l'Italia. Secondo i dati Frontex riportati nelle analisi più recenti, nei primi sei mesi dell'anno gli attraversamenti irregolari delle frontiere europee sono diminuiti del 37 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Questo significa che attribuire l'intero andamento a una singola politica nazionale sarebbe riduttivo. Rotte migratorie, condizioni nei Paesi di partenza e transito, accordi internazionali e attività delle autorità dei diversi Stati contribuiscono contemporaneamente a determinare il numero degli arrivi.

Per l'Italia, però, il risultato politico si misurerà soprattutto sul medio periodo.

Ridurre gli sbarchi è soltanto una parte della questione. Occorre contemporaneamente garantire procedure rapide per chi chiede protezione, rimpatriare chi non ha titolo per restare, contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani e assicurare canali regolari per quella manodopera straniera di cui diversi settori dell'economia italiana continuano ad avere bisogno.

È su questo equilibrio che si giocherà la vera efficacia della strategia.

La sfida per il governo Meloni sarà quindi trasformare una politica costruita prevalentemente sul contenimento dei flussi in un sistema stabile di gestione dell'immigrazione: meno ingressi irregolari, maggiore capacità di rimpatrio, percorsi legali controllati e soprattutto una risposta europea che eviti di lasciare agli Stati di frontiera la gestione quasi esclusiva di un fenomeno destinato a rimanere strutturale.

Perché al di là delle contrapposizioni politiche, la questione centrale resta una: governare i flussi prima che siano i flussi a determinare, di volta in volta, le emergenze.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24