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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Addizionali Irpef, studio Uil: enormi disparità territoriali, Vibo Valentia la città più cara. A Napoli il conto è il triplo di Milano

L'analisi del sindacato evidenzia una vera e propria "lotteria fiscale" tra Regioni e Comuni italiani. Le imposte locali gravano in modo disomogeneo sui contribuenti a parità di reddito, spesso senza corrispondere a una migliore qualità dei servizi pubblici erogati.

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La progressiva flessibilità tributaria concessa agli enti amministrativi periferici sta delineando una mappa della pressione fiscale fortemente frammentata, all'interno della quale la residenza anagrafica dei contribuenti incide in modo determinante sul carico fiscale complessivo.

Secondo quanto emerge dall'ultimo studio realizzato dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della Uil — sotto la direzione del segretario confederale Santo Biondo —, l'applicazione delle addizionali regionali e comunali all'Irpef sta generando una vera e propria "lotteria fiscale" tra le diverse aree geografiche del Paese, con scostamenti di tariffa macroscopici tra Nord e Sud a parità di ricchezza dichiarata.

I dati elaborati dal sindacato dimostrano come un livello di tassazione più elevato non si traduca automaticamente in prestazioni di welfare più efficienti, registrando spesso dinamiche opposte.

L'esempio più lampante del divario territoriale si osserva isolando la fascia di reddito pari a 20.000 euro lordi annui: in questo scenario, un cittadino residente a Napoli arriva a pagare quasi il triplo rispetto a un contribuente di Milano. Se nel capoluogo lombardo il prelievo combinato si ferma a 263 euro, nel capoluogo campano la cifra sale fino a un massimo di 607 euro.

Il primato assoluto dei prelievi sui redditi bassi spetta tuttavia alla Calabria, con Vibo Valentia che si posiziona al vertice della spesa nazionale imponendo un esborso di ben 686 euro.

Spostando l'analisi sui redditi medi da 40.000 euro, le forbici si allargano ulteriormente, oscillando dai 778 euro richiesti a Cagliari fino ai 1.452 euro censiti a Roma.

La graduatoria dei capoluoghi di provincia più esigenti per la soglia dei 20.000 euro vede in prima linea i territori meridionali e del Centro Italia. Dietro al podio occupato da Vibo Valentia (686 euro), Salerno (627 euro), Avellino e Napoli (607 euro), si collocano Roma con 606 euro, le province laziali di Frosinone, Latina e Rieti con 586 euro, seguite da Viterbo (576 euro) e Perugia (570 euro).

Per la classe contributiva da 40.000 euro i rapporti di forza cambiano leggermente, ponendo Salerno in cima alla spesa con 1.468 euro, seguita nell'ordine da Roma (1.452 euro), Avellino e Napoli (1.428 euro), Frosinone, Latina e Rieti (1.412 euro), Viterbo (1.394 euro), e infine Benevento e Caserta con 1.348 euro.

Sul fronte opposto si segnalano le isole felici di Trento e Bolzano, realtà che hanno azzerato l'addizionale comunale, e i centri di Mantova, Milano, Firenze ed Enna, dove per la soglia dei 20.000 euro operano clausole di salvaguardia ed esenzioni che riducono a zero la quota municipale, lasciando come unico onere la componente regionale.

La Uil individua la radice di questo squilibrio nel decentramento e nella crescente autonomia impositiva esercitata dai governi locali, un modello originariamente concepito per responsabilizzare gli amministratori e aumentare l'efficienza dei servizi, ma sfociato in una segmentazione del prelievo che penalizza l'equità sociale.

Per correggere queste storture, l'organizzazione sindacale chiede l'apertura di un confronto nazionale volto a rimodulare i criteri di progressività delle imposte locali e a introdurre soglie minime di esenzione uniformi per i ceti meno abbienti, in linea con i principi costituzionali di uguaglianza e capacità contributiva.

La priorità assoluta per alleggerire la pressione sui contribuenti onesti resta comunque la lotta all'infedeltà fiscale sul territorio: un'azione decisa di contrasto all'evasione locale permetterebbe infatti di ridurre le aliquote per tutti, garantendo al contempo la stabilità dei bilanci dei Comuni e delle Regioni.

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