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- Roma - Martedì 19 Maggio 2026
Ebola: gli Usa chiudono gli accessi a chi arriva dalle zone colpite. L'Africa Cdc protesta: "Serve solidarietà, non uno stigma"
L'Oms convoca d'urgenza il comitato dopo il superamento dei 130 morti: l'epidemia è causata da un ceppo raro per il quale non ci sono vaccini né cure.
di Stefano Orlandi
Giro di vite della Casa Bianca per arginare il rischio di diffusione del virus Ebola sul suolo americano: gli Stati Uniti hanno ufficialmente sospeso il diritto di ingresso nel Paese a tutti i cittadini non americani che, nel corso degli ultimi 21 giorni, abbiano transitato o soggiornato nelle tre nazioni africane colpite dall'epidemia, cioè Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Sud Sudan.
Il provvedimento drastico è stato emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) e rimarrà in vigore per i prossimi 30 giorni. Nelle carte dell'agenzia federale americana, la misura viene motivata con la necessità di "proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall'introduzione della malattia da virus ebola negli Stati Uniti da parte di questi stranieri".
La decisione di Washington ha subito innescato una dura reazione diplomatica e scientifica da parte dell'Africa Cdc, l'organismo per la salute pubblica dell'Unione Africana, che pur comprendendo le ragioni interne ha criticato la scelta metodologica. In una nota ufficiale, l'istituzione continentale ha espresso le sue riserve: "L'Africa Cdc riconosce pienamente la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo. La nostra preoccupazione non riguarda l'obiettivo di proteggere le popolazioni, ma l'uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie".
Secondo gli esperti africani, la storia recente dimostra l'inefficacia di tali barriere: "L'esperienza dell'Africa Cdc ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative".
L'agenzia ha formulato un appello globale per evitare isolamenti ingiustificati, chiedendo a tutti i Paesi, sia interni all'Africa sia internazionali, di non applicare blocchi commerciali o di viaggio immotivati: "Il mondo deve evitare di ripetere gli errori delle precedenti emergenze sanitarie, in cui misure dettate dalla paura hanno causato gravi danni economici senza fornire benefici proporzionali per la salute pubblica", concludendo con un fermo richiamo etico: "L'Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma".
La chiusura delle frontiere statunitensi giunge in concomitanza con un drastico peggioramento della situazione sul campo nella Repubblica Democratica del Congo, dove si registrano già 131 decessi legati al virus e oltre 500 casi sospetti. Un quadro talmente allarmante da spingere l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a convocare d'urgenza a Ginevra il proprio comitato di emergenza.
Un portavoce dell'Oms ha confermato all'agenzia Afp che una riunione del comitato è stata fissata per valutare l'epidemia, pochi giorni dopo che il direttore generale dell'agenzia, Tedros Adhanom Ghebreyesus, aveva già innalzato il livello di allerta proclamando l'emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.
Nel suo discorso di apertura della seconda giornata dell'Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra, il capo dell'Oms ha illustrato i dati più recenti, parlando di 30 contagi confermati in Congo, due in Uganda e di un cittadino statunitense trovato positivo e già trasferito in Germania per le cure. Il direttore generale ha sottolineato la straordinarietà dei provvedimenti adottati dalle Nazioni Unite, evidenziando il carattere eccezionale della crisi: "Questa è la prima volta che un direttore generale dichiara un'emergenza internazionale prima di convocare un comitato di emergenza. Non l'ho fatto a cuor leggero".
A spingere verso questa scelta immediata è stata la forte apprensione per "la portata e la rapidità dell’epidemia". L'Oms ha mobilitato un primo contingente di personale e materiali sanitari, stanziando una somma iniziale di circa 4 milioni di dollari. Le criticità segnalate da Ghebreyesus sono molteplici e stratificate, a partire dai contesti ambientali e logistici in cui il contagio si sta sviluppando. Il direttore ha spiegato che "sono stati segnalati casi in aree urbane" e che, drammaticamente, "sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all'assistenza sanitaria".
Ad aggravare l'espansione del virus contribuiscono l'elevata mobilità dei residenti, la presenza di bacini minerari ad alta frequentazione e soprattutto il fattore bellico nella provincia di Ituri, un'area fortemente instabile dove gli scontri armati intensificatisi nel 2025 hanno generato oltre 100 mila sfollati interni. "E, in contesti di epidemie di ebola, sapete bene cosa significhi lo sfollamento", ha ammonito Tedros, evidenziando il rischio di una dispersione incontrollata dei vettori. L'ostacolo più severo per la comunità scientifica rimane tuttavia di natura virologica: "questa epidemia è causata dal Bundibugyo, una specie di virus Ebola per il quale non esistono vaccini o terapie".
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