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  • Roma - Giovedì 21 Maggio 2026

Flotilla, Carotenuto e Mantovani rientrano in Italia: "Pestaggi e catene alle caviglie". La Procura di Roma acquisirà il video di Ben-Gvir

Il deputato del Movimento 5 Stelle e il cronista del Fatto Quotidiano sbarcano a Fiumicino e denunciano le violenze fisiche e psicologiche subite durante la detenzione. Nel frattempo, Tel Aviv avvia l'espulsione di tutti i volontari internazionali, mentre i magistrati capitolini aprono un fascicolo per sequestro di persona e tortura.

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La drammatica odissea dei cooperanti italiani bloccati dalle forze armate israeliane si sposta sul piano giudiziario e delle testimonianze dirette.

Nella giornata odierna, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e l'inviato del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, entrambi passeggeri delle imbarcazioni della missione umanitaria intercettate in mare aperto, sono ufficialmente rimpatriati in Italia.

I due sono sbarcati allo scalo di Fiumicino con un volo di linea proveniente da Atene, accolti al terminal dai colleghi di partito e dai rappresentanti delle opposizioni parlamentari, oltre che dai propri familiari e attivisti.

I racconti forniti ai giornalisti subito dopo l'atterraggio hanno delineato un quadro di sistematiche brutalità compiute all'interno delle strutture di sicurezza dello Stato ebraico. Il giornalista Mantovani ha descritto l'accoglienza riservata ai volontari nel centro di prima raccolta: "Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall'esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato".

Il cronista ha poi descritto le modalità del trasferimento verso i voli di rimpatrio forzato: "Durante la deposizione mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. E poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite. Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro".

Durante le concitate fasi dell'assalto navale, ha aggiunto, "hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi. Siamo stati portati all'aeroporto Ben Gurion con le manette e le catene alle caviglie e poi ci hanno imbarcato su un aereo per Atene, dove ci siamo sentiti bene".

Parole di analoga gravità sono state pronunciate dal deputato pentastellato Carotenuto, che ha denunciato le pressioni psicologiche subite in cella: "Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l'aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di 'favore' che mi hanno riservato. Poi mi hanno portato in aeroporto con le manette alle mani e ai piedi, facendomi passare davanti a tutti come se fossi un criminale".

Interpellato sulle provocazioni social dei membri del governo israeliano, il politico ha risposto con fermezza: "Non ho visto il video di Ben Gvir, non avevo strumenti per vederlo ma Ben Gvir è un ministro di Netanyahu e dunque rappresenta il governo di Israele", un esecutivo animato da un "disegno, che è il grande Israele e che va avanti ben prima del 7 ottobre".

Tali dichiarazioni e il materiale multimediale emerso nelle ultime ore diventeranno oggetto di un'approfondita indagine penale a Piazzale Clodio. La Procura di Roma ha infatti stabilito che il filmato in cui il ministro della Sicurezza Itamar Ben-Gvir schernisce gli attivisti in ginocchio "finirà agli atti dell'indagine della Procura di Roma sulla vicenda Flotilla".

La magistratura capitolina, che ha già ricevuto un esposto formale dai legali della Global Sumud Flotilla per il reato di sequestro di persona, integrerà il fascicolo con le audizioni protette dei 29 connazionali rientrati, valutando contestazioni gravissime come la tortura, il tentato omicidio e il danneggiamento con pericolo di naufragio.

Sul fronte logistico in Medio Oriente, la Farnesina e le associazioni per i diritti umani hanno confermato che le autorità israeliane hanno dato il via allo sgombero totale dei restanti partecipanti stranieri detenuti nel campo di Ktziot. Gli attivisti sono stati trasferiti a bordo di autobus verso lo scalo aeroportuale di Ramon (Umm Al Rashrash) per essere imbarcati su voli charter speciali della Turkish Airlines diretti a Istanbul. I legali dell'ong Adalah hanno monitorato le operazioni, ribadendo che "l'intera operazione - a partire dall'intercettazione illegittima delle imbarcazioni in acque internazionali, fino ad arrivare alle sistematiche torture, alle umiliazioni e alla detenzione arbitraria subite da attivisti pacifici - costituisce una palese e flagrante violazione del diritto internazionale".

L'organizzazione ha concluso sottolineando che "la fine di questa detenzione arbitraria non cancella la gravità delle violazioni subite da donne e omissioni colpevoli solo di aver difeso i diritti umani fondamentali".

Mentre i cittadini stranieri vengono espulsi, resta invece drammatica la situazione giudiziaria dell'attivista con passaporto israeliano Zohar Regev, trattenuta nel Tribunale di Ashkelon sotto processo. I difensori definiscono le accuse di ingresso illegale palesemente paradossali, essendo la donna stata deportata contro la propria volontà dopo l'assalto alla nave in acque internazionali.

Dal canto loro, i portavoce della Flotilla hanno lanciato un appello per il boicottaggio totale dei rapporti economici e militari con Tel Aviv, affermando che "non bastano azioni di condanna formale o intermediazioni diplomatiche, né tanto meno critiche a Ben Gvir, che sembrano ora giustificare le azioni violente del regime terrorista di Netanyahu", esigendo un'interruzione radicale di ogni accordo bilaterale con Israele.

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