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- Arezzo - Giovedì 21 Maggio 2026
Arezzo, caso Martina Rossi, il Tribunale Civile condanna Albertoni e Vanneschi: oltre un milione di euro di risarcimento ai genitori
I giudici di Arezzo stabiliscono l'indennizzo per i familiari della studentessa genovese morta nel 2011 a Palma di Maiorca per sfuggire a uno stupro. Escluso ogni concorso di colpa della vittima. Il padre Bruno: "Naturale conseguenza della condanna penale, ma la nostra punizione non finisce mai".
A distanza di quindici anni dalla tragica scomparsa di Martina Rossi, la giustizia civile scrive un nuovo e pesante capitolo contabile e risarcitorio a carico dei responsabili della sua morte.
Il tribunale civile di Arezzo ha condannato Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi a risarcire con oltre un milione di euro i genitori di Martina Rossi, la studentessa genovese morta a 20 anni il 3 agosto 2011 precipitando dal balcone di un hotel a Palma di Maiorca mentre, secondo la sentenza penale definitiva, tentava di sfuggire a un tentativo di violenza sessuale.
I dettagli del provvedimento economico sono stati resi noti dal Corriere di Arezzo. La sentenza del giudice civile Fabrizio Pieschi, depositata ieri, stabilisce un risarcimento di 489.836 euro alla madre Franca Murialdo, 457.563 euro al padre Bruno Rossi e altri 74.531 euro da corrispondere congiuntamente ai due genitori per danni patrimoniali e per la tentata violenza.
Dal punto di vista del diritto, la decisione si fonda sul solido impianto emerso nei precedenti gradi di giudizio, dove Albertoni e Vanneschi erano stati condannati in via definitiva a tre anni di reclusione per tentata violenza sessuale ai danni della ragazza.
Il magistrato toscano ha specificato che, nonostante il reato penale di "morte come conseguenza di altro delitto" fosse andato incontro alla prescrizione temporale, in sede civile la responsabilità dell'evento è stata pienamente accertata.
Il verdetto ha applicato il principio giuridico del "più probabile che non", azzerando e respingendo qualsiasi ipotesi di concorso di colpa o responsabilità da parte della giovane ventenne.
L'atto del tribunale risulta da subito esecutivo, sebbene i legali dei due condannati — che hanno sempre respinto ogni addebito — abbiano la facoltà di ricorrere in appello e richiedere il congelamento del pagamento.
La decisione del tribunale è stata accolta con estrema amarezza e dignità dai familiari della studentessa, per i quali nessuna cifra potrà mai colmare il vuoto della perdita.
"Questa sentenza è la naturale conseguenza della condanna penale", ha dichiarato nella stessa giornata il padre di Martina, Bruno Rossi, ponendo l'accento sulla totale mancanza di empatia e ravvedimento mostrata finora dai due responsabili.
I condannati non si sono mai scusati con la famiglia e si sono limitati a versare una cifra irrisoria di appena mille euro all'interno di un fondo speciale. Un comportamento che lascia intatto il dolore dei genitori: "Finora Albertoni e Vanneschi non si sono mai fatti vivi e non hanno mai chiesto scusa ed hanno versato in un fondo dedicato solo mille euro. La nostra punizione però non finisce mai".
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