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  • Roma - Giovedì 21 Maggio 2026

Nasa: di notte il mondo è più luminoso del 34%, ma l'Europa sceglie il buio

I dati satellitari dell'agenzia spaziale statunitense fotografano la mappa dell'inquinamento luminoso globale nell'ultimo decennio. Se l'espansione urbana in Asia e America alza l'intensità dei bagliori, le politiche energetiche e la crisi geopolitica spengono i cieli del Vecchio Continente.

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La transizione tecnologica e i grandi scossoni geopolitici stanno ridisegnando l'aspetto della Terra nelle ore notturne, creando una profonda spaccatura geopolitica tra le aree geografiche in forte espansione infrastrutturale e i Paesi costretti a rivedere i propri consumi. Le rilevazioni effettuate nell'arco di un triennio dalla Nasa evidenziano come, su scala planetaria, la quantità di luce artificiale dispersa verso la volta celeste sia cresciuta di oltre un terzo rispetto ai livelli del decennio scorso.

Questo incremento, quantificato in un trentaquattro per cento complessivo, non si manifesta però in modo omogeneo, mostrando anzi una netta contrapposizione tra territori in cui il bagliore è diventato asfissiante e regioni che stanno progressivamente riscoprendo l'oscurità.

La fotografia di questa metamorfosi è il risultato di un imponente lavoro di monitoraggio coordinato dall'agenzia spaziale statunitense attraverso la piattaforma di osservazione dedicata allo studio delle emissioni notturne. Sfruttando la tecnologia dei radiometri infrarossi montati a bordo dei vettori orbitanti di ultima generazione, i ricercatori hanno potuto mappare le oscillazioni del chiarore artificiale su base giornaliera e stagionale.

Lo studio cartografico, che si è guadagnato la prestigiosa copertina della rivista scientifica Nature, prende in esame la quasi totalità delle terre emerse abitate, muovendosi all'interno di una fascia compresa tra i sessanta gradi di latitudine meridionale e i settanta gradi di latitudine settentrionale, traducendo le variazioni in una scala cromatica dove l'oro indica i picchi di nuova luce e il viola i settori tornati al buio.

Dall'analisi dei dati emerge la forte spinta alla centralizzazione e all'urbanizzazione che sta interessando i giganti asiatici. Le megalopoli della Cina e le regioni dell'India del Nord hanno fatto registrare picchi di luminosità senza precedenti, trainati dalla crescita dei distretti industriali e civili. Una dinamica simile ha interessato la costa occidentale degli Stati Uniti, dove l'aumento demografico ha marciato di pari passo con l'accensione di nuovi impianti.

Al contrario, la porzione atlantica degli Usa ha mostrato un'inversione di tendenza, legata a doppio filo a una profonda ristrutturazione del tessuto economico e alla massiccia riconversione dei sistemi di illuminazione pubblica verso tecnologie a minor impatto.

Il vero e proprio cambio di rotta si registra tuttavia all'interno dei confini europei, dove il cielo notturno sta subendo un sensibile processo di spegnimento. Le politiche locali di efficientamento e l'introduzione dei dispositivi a Led hanno dovuto determinare una contrazione dei bagliori in Francia, con Parigi che ha ridotto le proprie emissioni di un terzo, seguita a ruota dalle flessioni registrate nel Regno Unito e nei Paesi Bassi.

Questo trend virtuoso ha subìto una drastica accelerazione nel corso dell'autunno di quattro anni fa, quando lo scoppio delle ostilità tra Mosca e Kiev e il conseguente shock sui mercati del gas hanno spinto i governi continentali ad adottare misure d'emergenza sul contenimento dei consumi elettrici, oscurando i monumenti e le strade delle principali capitali.

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