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  • Roma - Giovedì 21 Maggio 2026

Caso Flotilla: Tajani chiede sanzioni Ue contro il ministro Ben-Gvir

Mentre la Farnesina conferma il decollo di tutti i volontari da Eilat, sbarcano a Fiumicino il deputato Carotenuto e il giornalista Mantovani, denunciando violenze e umiliazioni subite durante il sequestro. Il video-beffa del ministro israeliano finisce agli atti della Procura di Roma.

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Il violento blitz condotto dalle forze militari israeliane contro le imbarcazioni umanitarie si trasforma in un durissimo caso diplomatico e giudiziario tra Roma, Tel Aviv e i vertici di Bruxelles. La reazione del governo italiano è arrivata per bocca del responsabile della Farnesina, che ha formalizzato la richiesta di una linea di fermezza in sede comunitaria. “A nome del Governo italiano ho appena formalmente chiesto all'Alto Rappresentante Kaja Kallas di includere nella prossima discussione dei ministri degli Esteri Ue l'adozione di sanzioni contro il ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir per gli inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani”, ha comunicato il vicepremier Antonio Tajani.

Nel frattempo, l'azione della magistratura capitolina ha subito una netta accelerazione. Un controverso filmato diffuso sul web dallo stesso esponente del gabinetto Netanyahu – nel quale i pacifisti appaiono legati, messi in ginocchio e scherniti – verrà acquisito dagli inquirenti all'interno del fascicolo già aperto a piazzale Clodio, dove i legali della Global Sumud Flotilla hanno depositato una denuncia ipotizzando il reato di sequestro di persona, a cui potrebbero aggiungersi le accuse di tentato omicidio e violenza sessuale. I magistrati hanno già disposto l'ascolto delle testimonianze dei ventinove volontari rimpatriati per ricostruire le fasi dell'arrembaggio, caratterizzato, secondo le prime denunce, dall'esplosione di colpi d'arma da fuoco in alto mare. L'inchiesta si somma ai procedimenti già aperti sui fatti del 29 aprile guidati dal pubblico ministero Stefano Opilio, il quale ha già sollecitato una rogatoria internazionale verso Tel Aviv per i reati di tortura, rapina e danneggiamento con pericolo di naufragio.

La gravità delle ore di detenzione è emersa chiaramente all'aeroporto di Fiumicino con lo sbarco, tramite un volo proveniente dalla Grecia, del parlamentare del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e del giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Il cronista, visibilmente provato, ha rilasciato un pesante resoconto audio descrivendo il clima di brutalità vissuto nei centri di prima accoglienza: “Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall'esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato”. Mantovani ha poi aggiunto dettagli sulle ore antecedenti il trasferimento coatto: “Durante la deposizione mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. E poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite. Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro”. Il giornalista ha infine descritto le fasi del trasferimento verso lo scalo Ben Gurion, precisando: “Siamo stati portati all'aeroporto Ben Gurion con le manette e le catene alle caviglie e poi ci hanno imbarcato su un aereo per Atene, dove ci siamo sentiti bene”.

Una narrazione speculare è stata offerta dal deputato pentastellato, che ha puntato il dito contro le scelte geopolitiche del primo ministro israeliano. “Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l'aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di 'favore' che mi hanno riservato. Poi mi hanno portato in aeroporto con le manette alle mani e ai piedi, facendomi passare davanti a tutti come se fossi un criminale”, ha denunciato Carotenuto davanti ai colleghi di partito accorsi ad accoglierlo a Roma. Interpellato sulla clip propagandistica diffusa dalle autorità israeliane, il parlamentare ha risposto: “Non ho visto il video di Ben Gvir, non avevo strumenti per vederlo ma Ben Gvir è un ministro di Netanyahu e dunque rappresenta il governo di Israele”. Secondo l'esponente politico, le azioni dei militari rispondono a un preciso “disegno, che è il grande Israele e che va avanti ben prima del 7 ottobre”.

Il capitolo delle detenzioni internazionali si è comunque concluso nel pomeriggio, come confermato da una nota ufficiale del ministero degli Esteri che ha certificato il decollo da Eilat di tre voli charter della compagnia Turkish con a bordo tutti i delegati stranieri prelevati nel centro di Ktziot. L'organizzazione per la difesa dei diritti civili Adalah ha espresso una ferma condanna, ribadendo che “l'intera operazione - a partire dall'intercettazione illegittima delle imbarcazioni in acque internazionali, fino ad arrivare alle sistematiche torture, alle umiliazioni e alla detenzione arbitraria subite da attivisti pacifici - costituisce una palese e flagrante violazione del diritto internazionale”. Per i legali dell'ong, infatti, “la fine di questa detenzione arbitraria non cancella la gravità delle violazioni subite da donne e uomini colpevoli solo di aver difeso i diritti umani fondamentali”. Resta invece critica la posizione dell'attivista con passaporto israeliano Zohar Regev, trattenuta nel tribunale di Ashkelon con accuse definite assurde dai suoi difensori, poiché incentrate sull'ingresso irregolare in un territorio in cui la donna sarebbe stata condotta unicamente con la forza dopo il sequestro della sua imbarcazione.

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