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  • Roma - Venerdì 6 Febbraio 2026

UE e automotive, Folgori (Feoli): “Difendere industria europea dalla concorrenza asiatica”

Appello alla Commissione europea per interventi urgenti a sostegno della filiera automobilistica e della logistica: servono incentivi su produzione, batterie e transizione energetica per evitare perdita di competitività e occupazione.

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L’Unione europea deve attivarsi con urgenza per difendere l’industria automobilistica europea dalla crescente concorrenza asiatica. È l’appello lanciato da Enrico Folgori, presidente di Feoli (Federazione Europea Operatori della Logistica Integrata), che invita Bruxelles a mettere in campo una strategia industriale ed economica di sistema a sostegno del comparto.

Secondo Folgori, i dati di vendita delle case automobilistiche europee sono in forte calo mentre cittadini e imprese scelgono sempre più veicoli di produzione asiatica, in particolare cinese, attratti da prezzi più competitivi. Una tendenza che, senza interventi mirati, rischia di indebolire ulteriormente la filiera europea.

Il Green Deal europeo ha rappresentato un passaggio cruciale per la trasformazione dell’industria, ma allo stesso tempo ha rafforzato i competitor asiatici, oggi protagonisti di una crescita record soprattutto nel settore dell’elettrico e delle batterie. Per questo, sottolinea Folgori, è necessario sostenere la produzione europea di nuove power unit elettriche e sistemi di accumulo energetico, con investimenti e incentivi mirati.

Particolare attenzione va rivolta anche alla logistica, che dovrà affrontare la riconversione del parco mezzi dal termico all’ibrido di ultima generazione e all’elettrico. Un passaggio che richiede sostegni concreti per evitare ricadute negative sull’occupazione e sull’intero indotto.

Senza una politica industriale coordinata a livello europeo, avverte il presidente di Feoli, il rischio è quello di una progressiva desertificazione industriale del continente, con milioni di posti di lavoro a rischio tra fabbriche, componentistica e servizi collegati. Bruxelles, conclude, non può permettersi ulteriori ritardi.

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