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  • Cuneo - Venerdì 22 Maggio 2026

Addio a Carlo Petrini, il rivoluzionario fondatore di Slow Food e Terra Madre

Scompare a Bra, all'età di 76 anni, il gastronomo e intellettuale che ha rivoluzionato il rapporto globale con il cibo, inventando una filosofia basata sul diritto al piacere e sulla sostenibilità. Dal modello accademico di Pollenzo al dialogo ecologista con Papa Francesco, la sua comunità raccoglie l'eredità di un cammino visionario.

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Il mondo della cultura, dell'enogastronomia e delle battaglie ecologiste perde una delle sue figure più carismatiche, capaci di orientare il pensiero contemporaneo verso modelli di sviluppo alternativi e rispettosi dei ritmi della natura: nella tarda serata di ieri si è spento a 76 anni nella sua città natale, Bra, in provincia di Cuneo, Carlo Petrini.

Conosciuto da tutti come "Carlin", è stato il teorico e l'animatore di una vera e propria rivoluzione culturale che, partendo dalle colline piemontesi nel 1986 con la nascita del movimento Slow Food, ha saputo contrapporre alla civiltà del consumo rapido la tutela del diritto al piacere e l'esigenza di un'alimentazione accessibile, sana e rispettosa dei lavoratori della terra.

Il suo percorso intellettuale ha preso le mosse da radici popolari, attraversando le stagioni dell'impegno sociale prima di approdare alla formulazione di concetti universali come la sovranità alimentare e la salvaguardia della biodiversità. Una visione globale concretizzatasi nel 2004 con la fondazione di Terra Madre, la rete internazionale che unisce le comunità di contadini, allevatori, pescatori e intellettuali di ogni continente.

Intellettuale acuto e divulgatore, Petrini amava sintetizzare l'intero arco della sua parabola terrena con una massima che ne rifletteva l'ottimismo programmatico: "Chi semina utopia, raccoglie realtà". Negli ultimi mesi della sua esistenza, segnati dalla malattia, non aveva smesso di guardare oltre il proprio tempo biologico, confidando al Corriere della Sera la propria serenità sul futuro dei progetti avviati: "Se penso a quando non ci sarò più? Sì, ma spero di aver gettato le basi perché il lavoro continui".

Il prestigio internazionale accumulato in quarant'anni di attività lo ha portato a ricevere riconoscimenti dalle massime istituzioni globali, dall'Onu alla Fao, fino a essere inserito dalle testate anglosassoni tra le personalità più influenti per la salvaguardia ambientale.

Al di là dei confini strettamente agricoli, il suo pensiero ha intersecato le riflessioni della Chiesa cattolica sulla cura della Terra, dando vita alle Comunità Laudato Sì in sintonia con l'enciclica di Papa Francesco, di cui Petrini firmò la prefazione.

La sua attitudine a unire mondi apparentemente distanti, basandosi sull'alleanza generazionale, è stata evidenziata dalla stessa associazione Slow Food nel momento del cordoglio, ricordando come l'attivista operasse "verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia".

I membri del movimento hanno promesso che "la sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi".

La scomparsa di Carlin ha suscitato profonda commozione anche tra le figure storiche del volontariato sociale italiano. Il presidente di Libera e Gruppo Abele, don Luigi Ciotti, legato al gastronomo da un lungo sodalizio umano, ne ha tracciato un ritratto incentrato sulla capacità di anticipare i tempi con fermezza. "Carlo è stato un visionario e un costruttore: di relazioni, di progetti, di riflessioni. Ma per noi è stato prima di tutto un grande amico. Due cose di lui mi hanno sempre colpito. La capacità di andare controvento: ad esempio elaborando una filosofia della lentezza e della prossimità delle scelte, proprio mentre esplodevano i consumi globalizzati, dentro la società della fretta. E poi la sua fiducia nelle buone idee. Carlo non era un credente, ma credeva profondamente in ciò che faceva, e nella possibilità di convincere e coinvolgere altri", ha dichiarato don Ciotti, aggiungendo in conclusione come "la sua passione per il cibo come nutrimento non solo del corpo, ma anche dello spirito e dei rapporti fra le persone, aveva qualcosa di intrinsecamente spirituale".

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