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  • Pavia - Venerdì 22 Maggio 2026

Delitto di Garlasco, l'avvocato De Rensis: "Mi sento vergognosamente infangato, adesso combatto"

Mentre la difesa di Andrea Sempio ultima il deposito di sei consulenze decisive alla Procura di Pavia, il legale di Alberto Stasi replica duramente alla denuncia presentata da Stefania Cappa, svelando un retroscena del luglio 2022.

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I fili dell'infinito intreccio giudiziario sul delitto di Garlasco continuano a tendersi, spostando l'asse dello scontro non solo sui tavoli della Procura pavese, ma anche nei tribunali milanesi.

Il quadro investigativo bis sull'omicidio di Chiara Poggi, che vede come unico indagato il trentottenne Andrea Sempio, si arricchisce di una durissima polemica parallela legata alle figure legali e ai testimoni che negli anni hanno incrociato le tappe del processo.

Ospite della trasmissione Ore 14 Sera condotta da Milo Infante, l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, ha commentato con forza la notizia dei nuovi sviluppi e la contestuale denuncia per istigazione a delinquere finalizzata alla calunnia e alla diffamazione sporta nei suoi confronti da Stefania Cappa alla Procura di Milano.

Il difensore ha accolto la svolta nelle indagini con una netta rivendicazione di trasparenza: "Dopo la notizia della riapertura delle nuove indagini su Garlasco, oggi per me è il giorno più bello nell'ultimo anno e mezzo, il giorno in cui finalmente si potrà chiarire qualcosa, che poi ognuno interpreterà come vuole, i fatti parlano".

De Rensis ha respinto con sdegno l'impianto accusatorio mosso dalla donna, definendolo incomprensibile: "L'ipotesi di reato è una cosa che sul pianeta Terra non riusciamo a capire, avrei parlato forse in una conferenza stampa. Ho sempre messo davanti l'indagine e il doveroso ricordo di Chiara Poggi".

Nel corso dell'intervista televisiva, il legale ha ripercorso le prime fasi del suo mandato, iniziato a luglio di quattro anni fa, rivelando di aver ricevuto i supporti digitali con le intercettazioni direttamente dai magistrati competenti e di essere stato contattato, poche ore dopo, proprio da Stefania Cappa per interposta persona, con la proposta di partecipare come relatore ad alcuni forum tematici presso il Coni.

Quella comunicazione, gestita da una collaboratrice di studio, venne immediatamente segnalata al procuratore capo di allora.

La reazione del difensore all'azione legale intrapresa dalla controparte preannuncia una battaglia in sede giudiziaria: "Se avessi voluto speculare su questo fatto l'avrei veicolato prima, ma nel momento in cui vengo aggredito con un atto ignobile a questo punto sono libero di attribuire a quella telefonata qualunque significato. Dal momento che la signora Cappa ha deciso di portarmi in una procura della Repubblica adesso diventa una questione tra me e lei e ce la vedremo nelle sedi opportune. Dimostrerò alla signora Cappa che in Italia c'è ancora qualcuno che non ha paura di nessun nome e tantomeno di nessun cognome.

Sono un uomo libero che oggi si sente vergognosamente infangato. Non ho mai parlato con un testimone, mai incontrato un testimone, mai interloquito con l'ex maresciallo Marchetto. Vedermi coinvolto in questo presunto complotto dove ci sarebbe stata istigazione alla diffamazione mi ferisce e come tutte le persone oneste ferite adesso combatto".

Sul fronte prettamente tecnico della nuova inchiesta della Procura di Pavia, i difensori di Andrea Sempio si apprestano a giocare le proprie carte per smontare l'avviso di chiusura delle indagini notificato lo scorso 7 maggio. Il collegio difensivo coordinato dall'avvocato Liborio Cataliotti ha quasi ultimato il dossier composto da sei consulenze specialistiche di parte, pronte per essere depositate all'inizio della prossima settimana. I documenti rispetteranno rigorosamente la finestra dei venti giorni fissata dal codice di procedura penale e saranno accompagnati da una memoria finalizzata a confutare il capo di imputazione.

Tra i testi scientifici predisposti dagli esperti figurano studi personologici, una perizia medico-legale sulla tempistica esatta della morte della vittima e una relazione antropometrica volta a escludere la compatibilità tra la fisionomia dell'indagato e le impronte di calzature repertate sulla scena del crimine.

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