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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Conti pubblici, pressione di Giorgetti sull'Ue per la flessibilità: "La sicurezza economica è sicurezza nazionale come la Difesa"

Il titolare del Tesoro presenta a Nicosia un "non paper" per allineare lo spazio fiscale agli aiuti di Stato e scongiurare squilibri competitivi. Il commissario Dombrovskis frena sui conti: "L'Italia è il Paese che chiede nel modo più costante ulteriori margini".

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I riflessi economici delle crisi geopolitiche globali tornano a orientare il confronto sui vincoli di bilancio all'interno delle istituzioni europee.

Nel corso dei lavori dell'Eurogruppo svoltisi a Nicosia, il ministro dell'Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha rilanciato con forza la linea diplomatica italiana, mirata a ottenere un'estensione dei margini di flessibilità previsti dalle nuove regole del Patto di stabilità, allargando le tutele attualmente concesse alle spese militari anche agli investimenti strategici per la protezione del tessuto produttivo.

Il piano strategico elaborato da Roma punta a una riconsiderazione complessiva delle voci di spesa collegate alle emergenze internazionali, equiparando l'impatto dei blocchi energetici e commerciali ai costi della difesa sul piano della stabilità interna.

"La nostra proposta è di interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale", ha spiegato il titolare del Tesoro, definendo il progetto "razionale e di buon senso", pur riconoscendo che i tempi delle trattative comunitarie "non sono immediati" e richiederanno "qualche giorno, magari qualche settimana".

L'analisi del ministro poggia sulla simmetria tra i diversi shock macroeconomici che hanno colpito il continente negli ultimi anni: "Uno dei miei mantra è che la sicurezza economica è sicurezza nazionale. Riteniamo che quello che sta accadendo in Medio Oriente sia paragonabile, in termini economici e, di conseguenza, a quanto accaduto con l'aggressione della Russia all'Ucraina". 

Il piano italiano, formalizzato in un documento tecnico d'intesa, si muove lungo diversi binari finanziari, inclusi i cosiddetti "fattori rilevanti" del quadro di sorveglianza e la prossima revisione del Pnrr attesa per la fine di maggio. Giorgetti ha ravvisato una forte incoerenza normativa nell'attuale impianto delle deroghe concesse da Bruxelles, sottolineando il rischio di favorire i partner europei dotati di maggiore capienza di bilancio: "È singolare che si conceda la possibilità di fare degli aiuti di Stato impedendo di utilizzare delle risorse per fare questi aiuti di Stato. Se così fosse e mancasse una gamba a questa misura, si creerebbe uno squilibrio competitivo tra Paesi all'interno della stessa Europa e quindi una contraddizione".

Il ministro ha chiarito che "nel non paper è scritto chiaramente" l'auspicio di ottenere uno "spazio fiscale totalmente allineato a quei documenti che la Commissione europea ha approvato in settimana e che delimitano lo spazio di intervento".

Nessun timore rigido, inoltre, sulle traiettorie del deficit per il prossimo biennio, liquidate come dinamiche in divenire: "Sono ancora stime il 3,1%. Sono stime il 2,9%. Lavoriamo giorno per giorno", ha chiosato, aggiungendo un ironico "sì, noi stimiamo" in merito alle parallele valutazioni di Bruxelles.

La spinta italiana è stata oggetto di esame da parte dei vertici della Commissione Europea, che hanno confermato la ricezione di una missiva ufficiale sul tema da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il commissario all'Economia, Valdis Dombrovskis, ha ribadito la necessità di vigilare sulla tenuta dei conti pubblici, pur confermando l'apertura di un tavolo di valutazione tecnica: "il ministro Giorgetti ha sollevato il punto. Stiamo cercando di valutare diverse opzioni", comprese le "opzioni di politica fiscale, per affrontare al meglio la crisi, per quanto riguarda le flessibilità già esistenti nel nostro quadro fiscale".

L'esponente dell'esecutivo Ue ha però raccomandato l'adozione di interventi temporanei e non generalizzati, segnalando la posizione di assoluta continuità mantenuta da Roma nel richiedere deroghe: "Abbiamo avuto diverse discussioni sulla risposta politica sia nell'Eurogruppo sia nell'Ecofin. Direi che l'Italia e' il paese che, per cosi' dire, chiede nel modo più costante ulteriori flessibilità".

Dombrovskis ha concluso rilevando come, nonostante le diverse sensibilità nazionali, vi sia una convergenza di fondo sulla prudenza finanziaria: "Altri Paesi hanno sollevato la questione anche in contesti differenti, ma nel complesso sembra esserci un accordo sulla necessità di una risposta di politica fiscale mirata, senza ricorrere a un ampio stimolo fiscale generalizzato, tenendo conto del limitato spazio fiscale disponibile".

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