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  • Roma - Venerdì 22 Maggio 2026

Nato, Rutte: "Dagli Usa disimpegno graduale, bene il dispiegamento di soldati in Polonia"

Il segretario generale dell'Alleanza atlantica delinea una transizione a lungo termine verso una minore dipendenza da Washington, accogliendo positivamente l'invio di truppe in Polonia. Dal vertice in Svezia, il segretario di Stato Rubio conferma la linea di Trump: "Nessun intento punitivo, ma gli Usa hanno impegni globali".

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La rimodulazione degli equilibri di sicurezza sul continentale europeo e la revisione strategica della presenza militare d'oltreoceano si impongono come i temi centrali del confronto tra i vertici della Nato e l'amministrazione statunitense.

Nel corso della sessione ministeriale in corso, il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Mark Rutte, ha tracciato le linee guida di un inevitabile processo di transizione geopolitica, confermando che l'Europa dovrà assumersi responsabilità crescenti per compensare il progressivo riorientamento operativo delle forze di Washington verso altri quadranti dello scacchiere globale.

La redistribuzione del contingente americano, che tocca da vicino le storiche installazioni presenti sul territorio italiano, viene inquadrata all'interno di una pianificazione di ampio respiro e non come una scelta estemporanea. "Gli Stati Uniti devono anche occuparsi del Medio Oriente, del Pacifico e dei nostri interessi qui in Europa. Nel tempo vedremo un graduale e strutturato spostamento degli Stati Uniti verso queste altre aree del mondo, tutte strettamente interconnesse. Non posso fornire cifre precise, perché si tratta in definitiva di una decisione Usa", ha chiarito il capo della Nato, commentando le indiscrezioni sui tagli numerici.

Rutte ha d'altra parte salutato positivamente le ultime disposizioni della Casa Bianca volte a rafforzare la linea di difesa sul fronte est: accogliamo "questa decisione con favore, ora i nostri comandanti studieranno i dettagli", ha affermato in merito al trasferimento di 5.000 unità nel territorio polacco.

L'obiettivo strategico dichiarato dai vertici della difesa alleata punta a una progressiva autonomia dei partner continentali, ponendo fine a un lungo periodo di sbilanciamento logistico e finanziario. "Ma chiariamo bene: il percorso che stiamo seguendo punta a un'Europa più forte in una Nato più forte, assicurandoci che, col tempo e passo dopo passo, diventeremo meno dipendenti da un unico alleato, come siamo stati per così tanto tempo, ovvero gli Stati Uniti", ha rimarcato Rutte, evidenziando i vantaggi di tale evoluzione per lo stesso Pentagono: "In questo modo gli Usa avranno la possibilità e l'opportunità di concentrarsi maggiormente su altre priorità che sono anche nel nostro interest. Ciò a cui assisterete nel prossimo futuro è un processo graduale in cui gli europei assumeranno un ruolo più importante, il che è davvero fondamentale. Gli americani ne sono consapevoli e, nell'ambito di tale processo, ci saranno naturalmente sempre decisioni e annunci che fanno parte della traiettoria a lungo termine".

Un altro elemento di forte frizione interna riguarda la concentrazione degli aiuti economici e bellici destinati a sostenere la resistenza ucraina, uno sforzo attualmente sostenuto da una ristretta cerchia di governi. Il segretario generale ha inviato un meccanismo di ripartizione più bilanciato: "Quello che vorrei ottenere è una distribuzione più equa degli oneri, una maggiore condivisione degli sforzi. Perché al momento sono solo sei o sette alleati a sostenere il peso maggiore. La buona notizia è che il loro contributo è sufficiente a garantire che l'Ucraina continui ad avere accesso a queste attrezzature statunitensi di fondamentale importanza. Ma ovviamente sarebbe più equo se, all'interno della Nato, e in particolare nella parte europea della Nato, anche altri alleati facessero la loro parte. Ma quando si tratta del sostegno all'Ucraina, e in particolare del sostegno politico all'Ucraina, non c'è assolutamente alcun dubbio".

Le sollecitazioni della segreteria atlantica hanno trovato immediata sponda nelle dichiarazioni rilasciate dal segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale ha ricordato la linea critica espressa dal presidente Donald Trump verso l'approccio di alcune cancellerie alleate: "Siamo qui per gettare le basi di quello che, a mio avviso, sarà probabilmente uno dei vertici dei leader più importanti nella storia della Nato. Le opinioni del presidente, la delusione nei confronti di alcuni dei nostri alleati della Nato e della loro reazione alle nostre operazioni in Medio Oriente sono ben documentate. Si tratta di questioni che dovranno essere affrontate. Non saranno risolte né affrontate oggi. È un argomento che spetta ai leader discutere".

Rubio ha comunque escluso che le manovre di ridislocamento delle truppe rispondano a logiche di ritorsione politica, descrivendole come parte di una normale e continuativa attività di pianificazione dei comandi militari: "Avete visto l'annuncio del presidente riguardo alla Polonia e al dispiegamento delle truppe. Detto questo, è ovvio che gli Stati Uniti continuano ad avere impegni globali che devono onorare in termini di dispiegamento delle forze armate. E questo ci impone costantemente di riesaminare dove schieriamo le truppe. Non si tratta di una misura punitiva. È semplicemente qualcosa in corso ed era già in atto prima di tutte queste recenti notizie. Quindi è un processo che continuerà e che, a mio avviso, procederà in modo molto positivo e produttivo. E la collaborazione con i nostri alleati può portare a delle decisioni al riguardo".

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