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- Milano - Venerdì 22 Maggio 2026
Suicidio assistito, nuovo caso in Lombardia: morto un 55enne colpito da sclerosi multipla
L'uomo ha ottenuto il via libera dall'azienda sanitaria locale, autosomministrandosi il farmaco letale nella propria casa. L'associazione radicale rilancia la raccolta firme per la legge regionale "Liberi Subito".
I protocolli sanitari legati alle scelte di fine vita tornano al centro del dibattito istituzionale e civile in concomitanza con l'esecuzione di una nuova procedura sul territorio lombardo.
Cristian, un cittadino di 55 anni colpito da oltre un ventennio da una forma fortemente invalidante di sclerosi multipla, è deceduto lo scorso 18 maggio all'interno della propria residenza privata dopo aver completato l'autosomministrazione del preparato farmacologico letale.
L'episodio, che rappresenta ufficialmente il 17° percorso di suicidio medicalmente assistito portato a compimento in Italia, è stato reso noto dai referenti dell'Associazione Luca Coscioni, la sigla che ha assistito l'uomo nelle complesse tappe di informazione e richiesta formale dei propri diritti.
La patologia, diagnosticata nel 1999, aveva progressivamente ridotto l'autonomia del paziente, costringendolo a una condizione di totale dipendenza dai trattamenti assistenziali dei caregiver a causa dell'impossibilità di deambulare, della necessità di manovre invasive quotidiane e del continuo insorgere di infezioni acute.
Di fronte a una sofferenza giudicata intollerabile, lo scorso febbraio il cinquantacinquenne aveva formalizzato l'istanza di verifica dei requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale alla propria Ats di riferimento. La regolarità e la rapidità dell'iter amministrativo sono state commentate con favore dai vertici del movimento per il diritto alla morte volontaria, che hanno evidenziato l'efficacia delle linee guida vigenti ben oltre i confini delle prime amministrazioni regionali ad averle recepite: “Il caso di Christian conferma la piena applicabilità della sentenza della Corte costituzionale in tutto il territorio nazionale, non solo in Toscana e Sardegna. Si conferma anche che quando un’azienda sanitaria adempie con tempestività ai propri compiti, il paziente riesce ad evitare di dover subire una lunga agonia contro la propria volontà”, hanno dichiarato in una nota congiunta il tesoriere Marco Cappato e la segretaria nazionale Filomena Gallo.
Nonostante l'esito positivo della vicenda, l'associazione ha rimarcato la forte eterogeneità delle risposte fornite dalle diverse strutture ospedaliere sul territorio, sollecitando l'introduzione di una griglia normativa locale capace di eliminare ogni forma di discrezionalità e ritardo burocratico: “Essendo però la situazione diversa da un’azienda sanitaria all’altra, in Lombardia come nel resto d’Italia, è indispensabile che si approvino norme regionali che chiariscano le procedure da seguire, in modo da garantire quei ‘tempi celeri’ richiesti dalla Corte costituzionale, e che si informino i cittadini e i medici. Per questo, come Associazione Luca Coscioni proseguiamo anche in Lombardia la raccolta firme sulla legge regionale di iniziativa popolare ‘Liberi Subito’ e continuiamo a fornire informazioni sui diritti nel Fine vita tramite il nostro Numero Bianco”.
Il testo della proposta di legge popolare “Liberi Subito” viene descritto dai promotori non come uno strumento volto a introdurre nuovi profili di diritto, bensì come un regolamento tecnico per rendere “concretamente esercitabile un diritto già riconosciuto, garantendo procedure certe per la verifica dei requisiti; uniformità sul territorio regionale; trasparenza e responsabilità delle aziende sanitarie”.
La nuova mobilitazione ai banchetti si è resa necessaria dopo lo stop politico registrato nel parlamento regionale lombardo, dove nel novembre 2024 i partiti di centrodestra avevano bloccato la discussione in aula sollevando un'eccezione di legittimità. Un orientamento che l'Associazione Coscioni ritiene comunque ampiamente superato dai più recenti chiarimenti della Consulta, la quale ha esplicitamente confermato la piena potestà delle Regioni nel legiferare sugli aspetti organizzativi e sulle tempistiche di accesso alle prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale.
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