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- Parigi - Martedì 22 Settembre 2026, 12:10
Sicurezza stradale, il messaggio di Anas arriva all’UNESCO: a Parigi un riconoscimento che parla di vita - VIDEO
Premiato nella Giornata Internazionale della Pace lo spot “Quando sei alla guida, tutto può aspettare”. L’Ad Claudio Andrea Gemme: «La sicurezza è responsabilità condivisa». Wes Studi: «Un vero e proprio tributo alla vita».
di Maurizio Pizzuto
Una telefonata può aspettare. Un messaggio può aspettare. Anche ciò che in quel momento sembra urgente può essere rimandato. La vita, invece, non concede sempre una seconda possibilità.
È intorno a questa idea semplice, quasi elementare e proprio per questo universale, che Anas ha costruito la campagna sulla sicurezza stradale “Quando sei alla guida, tutto può aspettare”, premiata a Parigi nell'ambito dell'iniziativa UNESCO “Calling for Peace: Identity, Creativity and Intercultural Dialogue for Inclusive and Peaceful Societies”, organizzata in occasione della Giornata Internazionale della Pace.
A ricevere il riconoscimento è stato l'amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, presente anche alla tavola rotonda dedicata a identità, creatività e dialogo interculturale.
Un premio alla comunicazione, certamente. Ma soprattutto a un modo di interpretare la sicurezza stradale che prova a superare statistiche, prescrizioni e divieti per parlare direttamente alle persone.
«Siamo onorati di ricevere questo riconoscimento – ha dichiarato Gemme – perché valorizza il nostro impegno nella diffusione della cultura della sicurezza stradale e rappresenta uno stimolo a fare ancora meglio».
Il punto centrale è proprio la parola cultura. Una strada più sicura non nasce esclusivamente dall'asfalto, dalle barriere, dalla segnaletica o dalle norme. Nasce anche dal comportamento di chi la percorre e dalla capacità di comprendere che una distrazione apparentemente insignificante può avere conseguenze irreversibili.
«La sicurezza non riguarda soltanto il rispetto delle regole – ha sottolineato l'Ad di Anas – ma anche la consapevolezza del valore dell'altro, la responsabilità condivisa e la capacità di costruire una mobilità sempre più inclusiva e consapevole».
La campagna ha scelto di non costruire personaggi eccezionali. Al contrario, ha cercato la normalità.
I protagonisti sono Massimiliano Ossini, Ludovica Martino e Gianmarco Tognazzi, chiamati a rappresentare tre guidatori nei quali generazioni e pubblici differenti possano riconoscersi.
Non l'eroe che compie un gesto straordinario, dunque, ma l'automobilista che ogni giorno sale in macchina, parte, riceve una telefonata, sente arrivare una notifica e deve decidere se distogliere oppure no lo sguardo dalla strada.
È in quel piccolo momento che il messaggio dello spot acquista significato.
«Salvare vite significa anche saper trovare linguaggi capaci di arrivare alle persone in modo diretto, autentico ed efficace», ha spiegato Gemme.
E proprio la capacità dell'audiovisivo di attraversare lingue e culture ha portato il tema della sicurezza stradale dentro una manifestazione dedicata alla pace e al dialogo.
Tra le testimonianze più significative della giornata quella del premio Oscar Wes Studi, che ha collegato il rispetto della vita sulle strade al significato più ampio della pace.
L'attore ha definito il lavoro di Anas «un vero e proprio tributo alla vita», sottolineando come proteggere l'incolumità degli altri attraverso responsabilità e consapevolezza rappresenti una delle forme più concrete e quotidiane di rispetto.
Un concetto che porta la sicurezza fuori dal solo perimetro della mobilità: prendersi cura dell'altro significa anche scegliere di non leggere quel messaggio, non rispondere a quella telefonata, non trasformare pochi secondi di distrazione in qualcosa che potrebbe cambiare per sempre la vita di una famiglia.
Studi ha inoltre richiamato il valore del cinema come linguaggio capace di superare i confini culturali, citando il docufilm “One Heart”, del quale alcune immagini realizzate a Santa Fe sono state presentate durante l'appuntamento parigino.
Apprezzamento per lo spot è arrivato anche dalla giornalista, regista e produttrice francese Alicia Fall, che ha raccontato di essere rimasta profondamente colpita dal video, auspicando che possa raggiungere il pubblico più ampio possibile.
Durante l'iniziativa Gemme ha partecipato alla tavola rotonda “Dialogo su identità, creatività e dialogo interculturale”, moderata da Gustavo Merino, direttore delle Politiche Sociali e dell'Inclusione del Settore Scienze dell'UNESCO.
Ed è qui che il ragionamento sulla sicurezza ha incontrato quello sulla comunicazione.
«La forza delle immagini è quella di rendere universali i messaggi», ha osservato Gemme, ricordando come l'audiovisivo possa contribuire a promuovere comportamenti responsabili.
Perché una rete stradale può essere tecnologicamente avanzata e un'automobile può disporre dei più sofisticati sistemi di assistenza. Ma resta un elemento che nessuna innovazione può completamente sostituire: la responsabilità della persona.
Il riconoscimento arrivato a Parigi assume così un significato che va oltre lo spot premiato.
Ricorda che la sicurezza stradale comincia prima dell'incidente, spesso attraverso gesti apparentemente insignificanti. Un telefono lasciato da parte, qualche secondo di attenzione in più, il rispetto di chi viaggia accanto a noi.
E forse il messaggio più forte della giornata è proprio quello che Anas ha condensato in poche parole: quando siamo alla guida, tutto può aspettare. La vita no.
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